La Lega riparte con l’assalto a Passera e ai senatori a vita

RomaGuerra a Monti e Passera, come antipasto per il «No governo day» a Milano domenica. I leghisti sparano due bombette in Parlamento: una proposta di legge per abolire i senatori a vita insieme al Pdl e una mozione di sfiducia su Passera (che ovviamente non avrà i numeri, ma è dimostrativa). L’istituto del senatore a vita è «in totale contrasto» con le finalità costituzionali, sostiene la Lega, e in particolare quando si nomina una personalità che subito dopo verrà incaricata di fare un governo, nascono «molteplici perplessità proprio in relazione al ruolo costituzionale del Presidente della Repubblica». Quindi, una critica anche al Quirinale sulla nomina di Monti a senatore a vita.
Ma c’è anche la guerra interna della Lega, che ora si è spostata a Roma, Montecitorio. L’obiettivo dei leghisti, dopo il duro faccia a faccia (ma chiarificatore) di Bossi con Maroni in via Bellerio, è il capogruppo alla Camera Reguzzoni, esponente centrale del cosiddetto «cerchio magico». Diversi deputati ne chiedono la rimozione, come il mantovano (e maroniano) Giovanni Fava e il trentino Fugatti con molta franchezza. E anche il capo, infastidito dal clima di lotta che lacera il Carroccio, sta valutando se chiedergli di fare un passo indietro, già prima della manifestazione di domenica. L’altro giorno Bossi ha ascoltato a lungo Maroni, che gli ha descritto la situazione, parlandogli da vecchio amico: «Umberto, sappi che io non ti tradirò mai e che non uscirò mai dalla Lega, solo tu puoi cacciarmi». Bossi ha ascoltato, nervosamente, poi ha buttato lì un «allora mi dimetto» (cosa che dice spesso), ma i maroniani fanno un bilancio positivo del faccia a faccia: il capo ha capito.
Dal canto suo Reguzzoni smentisce che sia in forse la sua carica («non c’è nessuna conta nella Lega») e si rilancia con la mozione di sfiducia per il ministro Passera, accusato di «totale inadeguatezza» e di un bilancio finora «disastroso». Fini ha calendarizzato una capigruppo che potrebbe portare ad un voto di sfiducia già settimana prossima, subito dopo la grande manifestazione della Lega a Milano. Prima di quello però ci sarà, stasera, il Maroni day a Varese, con almeno 1500 maroniani, da sindaci importanti a Dario Galli presidente della Provincia, a segretari locali, a deputati e senatori. Si attendono pullman da Bergamo, Brescia, da Piemonte, Veneto, Emilia Romagna. Ci sarà Giorgetti, difficile compaia Calderoli, mentre è un’incognita Bossi. «Forse è meglio per lui se non viene, non so come potrebbe reagire la platea» confessa un big leghista varesino, che parla di Bossi con affetto ma non gli fa sconti.
La tregua è armata, e anche sugli autobus ci si attacca. «Quelli per andare da Maroni sono gratis, mentre i bus per Milano da Bossi sono a pagamento» accusa il «cerchio magico». I piani di guerra su più vasta scala invece prevedono i congressi, per rinnovare i capi nazionali della Lega, e poi il federale. Dal Veneto è arrivato un segnale: «I congressi si devono fare» dice Luca Zaia. La Lega si ristruttura, sempre con Bossi, se lui vorrà. Quindi nulla è scontato.