La Lega rompe l’assedio: «Siamo la vera antimafia per questo ci colpiscono»

RomaUna carrellata di storie e testimonianze, una specie di Vieni via con me in salsa padana, ma senza elenchi. Il grande convegno, per rispondere a quello che la Lega considera un tentativo organizzato di screditamento attraverso pseudo-rivelazioni sulla mafia al Nord, è fissato per sabato prossimo, a Milano. Inizialmente doveva essere nella piccola sede del Centro Identitario «Bassano», associazione culturale «borgheziana», ma poi si è virato verso una location più importante, la Sala Pirelli della Regione Lombardia, segno che l’attacco mediatico è vissuto come una cosa seria. Seria sì, ma non preoccupante. Il leghista più coinvolto in questa turbolenza, Roberto Maroni, anche nei colloqui privati è sereno e imperturbabile, e liquida tutte le storie come fuochi di paglia, perché «la Lega è un partito pulito e chi non lo è viene cacciato fuori a pedate - ripete al suo cerchio ristretto -. È evidente che siamo in campagna elettorale e che con certe sciocchezze si tenta di colpire il partito che rappresenta la grande stampella della maggioranza». Proprio il ministro dell’Interno dovrebbe essere (agenda permettendo) la guest star del convegno «La Lega contro la mafia al Nord», ideato e voluto dal Centro identitario di Mario Borghezio e da Davide Boni, presidente del Consiglio regionale e leghista in grande ascesa.
Ci sarà anche il governatore Roberto Formigoni, e poi una lista di militanti che hanno subito ritorsioni per l’impegno contro la criminalità organizzata. Come la segretaria cittadina di Brescello più volte minacciata apertamente dal clan Cutresi, o il deputato del canavese a cui per due volte è stata bruciato l’automobile. Ci sarà anche il commissario Leone, il poliziotto rimosso dall’incarico (e poi dimenticato) per l’eccessivo attivismo sugli affari di «don Ciccio», boss della Val di Susa, zona in cui lo stesso Mario Borghezio si è dato parecchio da fare negli anni, con il coraggio che anche i nemici gli riconoscono. «Prendo però atto che dal male è nato un bene - spiega al telefono Borghezio, eurodeputato -, cioè che grazie alle accuse infami di Saviano abbiamo riscoperto un aspetto della nostra storia che forse avevamo dimenticato. È bene che soprattutto i giovani sappiano che la Lega delle origini, quella dei movimenti autonomisti, nasce proprio come forza anti-mafia, nasce con le scritte in dialetto piemontese o veneto contro la criminalità che prendeva piede al Nord. C’è stato quasi un pudore della Lega a riconoscere questo suo tratto fondativo, ma è proprio nel suo dna. Sabato a Milano riaffermeremo la mission del leghista, che è fondamentalmente un “soldato politico anti-mafia”».
L’accostamento fatto da Saviano, nonostante Maroni abbia replicato abbondantemente, disturba ancora i leghisti. Il capogruppo in Regione Lombardia, Stefano Galli, aspetta l’esito della denuncia di diffamazione fatta a Saviano: «Parole inaccettabili, quando avremo il risarcimento lo daremo agli alluvionati del Veneto. Io ricordo quel che disse Bossi anni fa in una riunione in via Bellerio, “finché non rubo io qui nessuno ruba, e siccome io non rubo...occhio!”». Il fastidio di Maroni per l’accostamento improprio di Saviano in tv è cosa nota. Nei giorni successivi il ministro ha accelerato l’opera di comunicazione su arresti e confische alla criminalità organizzata. Solo una settimana dopo i suoi tre minuti da Fazio, Maroni era a Segrate a inaugurare «La casa dei bambini», un nuovo asilo che sorge in una palazzina requisita alla Sacra corona unita. Poi il caso Desio, con il consiglio (di centrodestra) fatto sciogliere dopo le indagini per infiltrazione mafiose proprio grazie al voto della Lega, con tutta probabilità in seguito ad una direttiva maroniana. «La risposta della Lega sono i fatti» dice il ministro a chi gli chiede qualcosa sulle polemiche, anche le ultime, quelle legate alle dichiarazioni di pentiti contenute nel libro di Gianluigi Nuzzi, Metastasi. Tutti, nella Lega, sorridono soltanto all’idea di accostare Roberto Castelli a certi affari. «Ma è da vent’anni che va in giro a denunciare il clan Coco di Lecco!» sbotta il deputato Raffaele Volpi, ed è la reazione comune a molti. Tranquilli, ma disturbati non poco dal fuoco delle ultime settimane, che i leghisti non considerano affatto una coincidenza casuale con la crisi di governo. Ma alla fine potrebbe essere, come dice Borghezio, un male che si trasforma in bene, e che offrirebbe alla Lega («Siamo la vera anti-mafia») uno straordinario slogan elettorale.