La Lega sente il vento del Nord e cresce del 5%

Stabili Pdl e Pd
Sinistra e Udc
perdono consensi
ogni giorno
In crescita la Destra. Italiani con Berlusconi su
Alitalia: 7 su 10 contrari alla
cessione ad Air France,
e 6 milioni di famiglie sono a
favore del prestito nazionale<br />

Nicola Piepoli

Caro lettore, gentile lettrice, stai seguendo attentamente la campagna elettorale? La sua evoluzione corrisponde a quello che ti ho raccontato la settimana scorsa, cioè a una certa stanchezza e noia, o ci sono delle novità?Apparentemente novità non ci sono state, come ti è possibile vedere dal «trend», o «tendenza» che dir si voglia, delle varie forze in campo. Nella «galassia Pdl» la stabilità delle «intenzioni di voto» è ormai assodata. Tra i tre protagonisti principali, in ogni caso, la Lega Nord si è mossa, guadagnando percettibilmente quota di mercato dai primi di marzo ad oggi. La media dei tre istituti, che riporto una settimana dopo l’altra, non è però così netta in termini di crescita di Lega come ti sto per raccontare.

Nella «galassia Pd» la stabilità del sistema deriva daunacerta diminuzione di Italia dei Valori compensata da un lieve aumento del Partito democratico. Quest’ultimo sembra essere uscito (un po’ in ritardo) dallo stallo in cui era incappato gettandosi tra le braccia dei Radicali. La Sinistra l’Arcobaleno e l’Unione di Centro arrancano; questa settimanasonolievemente discese rispetto alla settimana precedente e mi ricordano, forse, il titolo di un romanzo di fantascienza: «Un centimetro al giorno »(ovviamente di rimpicciolimento).

La Destra infine, dimostra una robusta vitalità confermando un proprio trend visibilmente in crescita e arrivando, questa settimana, a un milione di voti virtuali (cifra non disprezzabile in quanto corrisponde ai voti reali di una città come Milano). Tutto qui? Mi stai dicendo. In linea di principio, tutto qui. Se non che, esaminando le mappe elettorali ed esaminando anche ciò che è avvenuto in chiave di mass-mediologia, mi sembra che la settimana sia stata illuminata da due vere e proprie novità: una di «trend», cioè una crescita più che percepibile della Lega Nord e una di improvvisazione creativa, cioè le dichiarazioni di Silvio Berlusconi sul caso Alitalia con conseguente gorgo caotico in cui si sono gettati all’unisono tutti i protagonisti della campagna elettorale.

Mi dirai che della Lega Nord ho già parlato,mauna cosa è leggere i tabulati dei colleghi ricercatori Ispo, Demoskopea ed Euromedia Research, e una cosa è vedere con i propri occhi la crescita registrata dalla Lega sul territorio di propria competenza. Come è noto infatti, la Lega Nord è un partito piuttosto «regionale», che è particolarmente forte nelle tre grandi Regioni del nord Piemonte, Lombardia e Veneto. Ebbene, ricerche da me fatte in queste Regioni mi dicono che solo in questi territori la Lega è aumentata di circa il5%in pochissime settimane, cosa che presto o tardi si ripercuoterà nelle mappe nazionali. Si tratta infatti di un incremento, nelle tre regioni, di poco meno di mezzo milione di voti con un sensibile rafforzamento della Lega in pressoché tutte le province delle tre regioni.

Come mai questo improvviso percettibile sviluppo? (Ovviamente lo sviluppo che io ho notato è solo e soltanto virtuale, diventerà reale nelmomento in cui conteremo i voti, per ora si tratta di intenzioni di voto, quindi di un’informazione piuttosto fragile ed aleatoria ma, per me che faccio ricerca, è come se queste intenzioni di voto fossero voti reali). Se lo sviluppo della Lega è reale, questo sviluppo è dovuto, secondo le mie ricerche (di tipo motivazionale), a tre ragioni.

Prima ragione: il linguaggio della Lega è semplice, ai propri seguaci la Lega parla attraverso slogan comprensibilie chesi rifanno ad antichi archetipi quali la lontananza da Roma, l’autonomia del Nord, la ricchezza che ilNord produce e che il resto dell’Italia «divora»; in mezzo a messaggi confusi, il messaggio della Lega arriva dritto al cuore degli abitanti del «profondo nord».

Seconda ragione: la Lega ha un solo «capo» il cui messaggio, forte e chiaro, è sentito da tutti. In un momento di confusione una sola voce provoca echi profondi nel cuore dei seguaci.

Terza ragione: la Lega ha mantenuto il proprio simbolo mentre molti altri partiti, anche grandissimi, hanno cambiato il simbolo o ne hanno inglobati altri. La Lega attraverso il proprio simbolo appare identica a se stessa, un punto di riferimento quindi non dissimile, dato il momento politico attuale, a un faro che in una notte buia illumina un mare in tempesta. Questo, per chi come me studia comunicazione, è forse l’elemento dominante, quello che attrae di più l’elettore ancora incerto su chi votare, residente nelle grandi regioni del nord.

Ti descrivo adesso il «caso Alitalia » visto da un ricercatore. La trattativa con l’Air France, in un momento di generale stallo economico, ovviamente ristagnava. A questo punto Silvio Berlusconi si è gettato nella mischia negando validità alla decisione del governo di procedere alla vendita di Alitalia a quella Compagnia. Agendo in tal modo il candidato alla presidenza del Consiglio è venuto incontro a una diffusa esigenza degli italiani, tre quarti dei quali, in sondaggi da me compiuti in gennaio e infebbraio, si erano dimostrati contrari alla cessione di un simbolo del Paese (perché tale è, per l’italiano medio, la Compagnia di bandiera). L’approvazione, da parte dell’opinione pubblica, dell’iniziativa di Berlusconi è stata di conseguenza molto elevatae pressoché bipartisan (anche a sinistra la maggioranzadella popolazione si è schierata a suo favore). Ovviamente questa azionehaprodotto molti «rumori di fondo», ma il gesto siè stampato nella mente della gente, anche perché Berlusconi ha tirato in ballo i membri della propria famiglia.

A questo punto amico lettore, gentile lettrice, si tratta di materializzare il sogno della Compagnia di bandiera in mani italiane, e su questo i miei sondaggi indicano che c’è una via accanto a quella dell’Opa fatta da un gruppo di industriali: la «via della gente». Circa 6 milioni di famiglie si dichiarano disposte apartecipare a un prestito nazionale per salvare la Compagnia di bandiera. 6 milioni sono troppi, mi dirai. È vero, te lo confermo. La mia esperienza però mi dice che di solito 1 su 3 partecipa attivamente al sogno, e 2 milioni e mezzodi famiglie sono più che sufficienti per garantire un futuro italiano all’Alitalia e un avvenire migliore al nostro Paese.