La Lega si corregge sul Quirinale «Volevamo solo attaccare Prodi»

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Antonio Signorini

da Roma

Nessun attacco a Carlo Azeglio Ciampi né all’istituzione che rappresenta. Semmai è stato espresso un dissenso rispetto a quello che fece l’attuale presidente della Repubblica quando ricopriva le cariche di premier e ministro del Tesoro. Quando, cioè, favorì l’adesione dell’Italia a quell’unione monetaria dalla quale la Lega vuole ancora uscire. Con la benedizione del leader Umberto Bossi. I tre Roberti del Carroccio tornano a parlare di euro. Calderoli, Maroni e Castelli hanno corretto parzialmente il tiro sul Quirinale, ma hanno confermato con toni ancora più fermi l’avversione del partito alla moneta unica, annunciando una serie di iniziative per favorire il ritorno alla lira.
Ieri Calderoli ha negato l’interpretazione che è stata data alle parole pronunciate sabato e ha denunciato il «polverone» sollevato ad arte dalla sinistra su questo caso. «Non ho mai inteso attaccare Ciampi quale presidente della Repubblica. Per Ciampi ho il massimo rispetto istituzionale», ha assicurato il ministro delle Riforme. «Non capisco le levate di scudi e gli attacchi contro di me - ha aggiunto - a meno che il polverone non serva a qualcos’altro». Cioè a «nascondere i veri colpevoli del nostro ingresso nella moneta unica a cui non eravamo e non siamo pronti». Cioè «il signor Prodi e la banda Bassotti del centrosinistra con le varie Irap, eurotasse e forcolandie». Le parole pronunciate due giorni fa (in sintesi: l’attuale capo dello Stato fu tra coloro che lavorarono per l’entrata nell’euro e ora, dopo i «no» alla costituzione europea di Francia e Olanda, anche lui deve ammettere la sconfitta) sono state l’espressione di «un legittimo dissenso rispetto alla linea di Ciampi quando fu presidente del Consiglio o superministro dell’Economia». «Sia detto per inciso - ha aggiunto l’esponente della Lega - non capisco perché in questo Paese si possa criticare duramente il Papa quando, e nella sua funzione, difende la vita, e non si possa fare una analisi storico-politica sull’operato di Ciampi quando era esponente o capo di un esecutivo».
La dichiarazione di guerra della Lega all’euro era partita da un’intervista a Maroni e ieri il ministro del Welfare ha voluto ribadire che, nonostante tutto, la linea del partito non cambia. «Abbiamo espresso una posizione molto netta sull’euro. La confermiamo e non cambiamo idea», ha assicurato. Alla fine, ha aggiunto Castelli «accadrà quello che è accaduto anche sul federalismo e sui dazi. Tutti arriveranno a dire che la Lega ha ragione». La Lega, ha assicurato il guardasigilli, continuerà a battersi contro la moneta unica, a partire dal 19 giugno quando a Pontida «annunceremo una serie di iniziative per tracciare un cammino che porti l’Italia fuori dall’euro». Iniziative di cui Bossi - ha assicurato - è a conoscenza dopo una telefonata fatta dallo stesso ministro.
Le precisazioni di Maroni e Calderoli sul Capo dello Stato sono arrivati dopo la nota di Palazzo Chigi che ha annunciato il messaggio di solidarietà del premier Silvio Berlusconi a Ciampi. Una spiegazione del gesto del premier è arrivata dal coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi: rispetto delle istituzioni e necessità di mostrare una Casa delle libertà unità, visto che in questo momento la sinistra è divisa dal referendum. «Di fronte alle divisioni e ai conflitti irrimediabili, politici, programmatici e su valori fondamentali, scoppiati all’interno dell’opposizione - secondo Bondi - la maggioranza di governo ha il dovere di rimanere fedele a se stessa, di essere coerente con il proprio programma di governo, di mostrare di possedere la consapevolezza che l’unità è un valore primario reclamato dai nostri stessi elettori». Poi «ha il dovere di non provocare strappi nel tessuto già liso della nostra democrazia». Per questo, ha aggiunto il coordinatore degli azzurri, «occorre recuperare un comune rispetto, non soltanto formale, per le istituzioni e per chi le rappresenta». Per quanto riguarda l’euro serve una posizione «innovativa ma non irrealistica», ha aggiunto.
Il gesto di Berlusconi non è bastato alla sinistra. Il vicepresidente dei deputati della Margherita Renzo Lusetti parla di «scuse tardive». Il verde Paolo Cento ha chiesto un voto delle camere sulla moneta unica. All’Italia, secondo l’esponente del Sole che ride, serve una nuova «investitura europeista».