«La Lega a sinistra? Solo se ci va Berlusconi»

Giorgetti deciso a indicare un giovane per la segreteria della Lombardia

Adalberto Signore

da Roma

«La Lega può allearsi con il centrosinistra solo a una condizione: che lo faccia anche Berlusconi. Insomma, è un’ipotesi percorribile soltanto se si arriva a un governo di larghe intese». Umberto Bossi taglia corto. L’eventualità di un appoggio «esterno» del Carroccio al governo Prodi in cambio di provvedimenti ad hoc per la Padania o del federalismo fiscale non pare convincerlo. Perché la diffidenza verso l’esecutivo e la maggioranza resta tutta. «Con questa Finanziaria - ripete ai suoi già da qualche giorno - stanno massacrando il Nord. Mi chiedo come si possa pensare che la Lega li sostenga». Altra cosa, invece, è la partita delle larghe intese. Dalla quale - confida Bossi - «non ho alcuna intenzione di essere escluso».
Così, all’apertura dell’eurodeputato Francesco Speroni (che intervistato in mattinata da Affaritaliani.it non esclude l’appoggio esterno), seguono una dopo l’altra le prese di distanza dei colonnelli della Lega. Di «dichiarazione a titolo personale» parla Roberto Castelli, secondo il quale «al momento la Lega è ben ancorata alla Cdl». Certo, ammette il capogruppo del Carroccio al Senato, «se come sembra Prodi dovesse cadere in tempi brevi», è chiaro che «può saltare il tavolo». E «a quel punto sarebbe tutto di nuovo in discussione». Comunque, conclude Castelli, «un simile cambio di linea non può prescindere da un voto del congresso federale che si terrà a inizio del prossimo anno». Esclude l’ipotesi dell’appoggio esterno anche Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega Lombarda e uomo vicinissimo al Senatùr. E pure Roberto Maroni, una sorta di «ambasciatore istituzionale» del Carroccio presso il centrosinistra, non ha esitazioni. «Non c’è alcuna disponibilità - spiega il capogruppo alla Camera - a un appoggio esterno al governo Prodi e a questa maggioranza. Teniamo distinti i due piani: l’azione di governo da possibili future ipotesi di riforme».
Bossi, invece, non entra nel merito della questione e, per dirlo con una sua metafora, rimane «alla finestra». Perché è vero che qualche giorno fa un allungo verso il centrosinistra l’aveva fatto lui stesso dai microfoni di TelePadania e ancora ieri sulla prima pagina della Padania campeggiava una sua dichiarazione aperturista («trattare con l’esecutivo sarà il prossimo passo»). Ma una cosa è «rimettere la Lega al centro della scena politica», altra è «lanciarsi in impensabili ipotesi di appoggio a un governo che sta affondando il Nord». Una scelta che - ripete il Senatùr - «neanche i nostri elettori più critici capirebbero».
Insomma, il leader del Carroccio sta seguendo abilmente un doppio binario. Che da una parte prevede di far rientrare la Lega nel dibattito politico e legittimare un suo ruolo attivo nel caso di larghe intese. Di qui l’accelerazione degli ultimi giorni nel dialogo con il centrosinistra, tappa fondamentale per poter proporre un patto sulle riforme o sul federalismo in un eventuale dopo-Prodi. Altrimenti - spiega Bossi - «rischiamo di restare tagliati fuori, noi da una parte e la sinistra radicale dall’altra». Il secondo obiettivo del Senatùr, invece, guarda soprattutto al partito, dove da mesi monta una certa insofferenza verso una linea politica considerata «troppo appiattita su Berlusconi» e «poco movimentista». Mal di pancia di cui è ben conscio anche Berlusconi. «La Lega - spiega il Cavaliere davanti ai coordinatori regionali azzurri riuniti a Palazzo Grazioli - attraversa un momento difficile perché è alle prese con qualche fibrillazione interna. Sulla lealtà di Umberto, però, non ho alcun dubbio». Ed è proprio con le ultime mosse che il Senatùr è riuscito a riaccendere il motore del partito e sedare qualche sbuffo, come dimostra il fiume di dichiarazioni (dal ministro delle Riforme Chiti al leader Udc Casini) che ieri alimentava il dibattito sull’eventuale sostegno del Carroccio al governo. Insomma, come spiega uno dei dirigenti più critici, «finalmente siamo tornati al centro della scena».
Sempre sul fronte interno, poi, si lavora sul congresso di gennaio della Lega Lombarda. Giorgetti, infatti, nonostante abbia in mano la maggioranza dei delegati sembra davvero deciso a non ricandidarsi e avrebbe intenzione di indicare un giovane di sua fiducia. Si lavora pure sul congresso federale che potrebbe tenersi a primavera. E se è praticamente certa la rielezione di Bossi è pure molto probabile che venga istituita la figura di vicesegretario federale (magari proprio lo stesso Giorgetti).