La Lega sull’Aventino: "Se c’è il governicchio lasciamo le Camere"

Marini telefona a Castelli ma non lo convince: "Disertiamo le consultazioni". Calderoli: "L’Unione tenta il golpe". Veltroni critico, Maroni: "Dà lezioni? Questo caos è colpa sua"

Roma - Quando Umberto Bossi sente aria di elezioni, la cosa che proprio non gli manca è il fiuto. Che in queste ultime ore gli suggerisce di tornare al più presto sulle barricate e rilanciare tout court quella Lega di lotta che tanto piace alla base lumbard. Così, dopo che per giorni i vertici del Carroccio si sono incontrati con il Senatùr a via Bellerio per fare il punto della situazione, alla fine si è deciso l’affondo. Con Roberto Calderoli che, come sua abitudine, non usa giri di parole. Il tentativo di Franco Marini, attacca il vicepresidente del Senato, è «un golpe» perché «dopo Prodi il Parlamento non è più legittimato». Come aveva annunciato mercoledì Roberto Maroni, dunque, «la Lega non invierà nessuna delegazione alle consultazioni di Marini». Per evitare, spiega Calderoli, «gli schizzi di fango che sicuramente si solleveranno dalla palude romana».

Con le elezioni alle porte, insomma, torna sì «il rito delle consultazioni stile prima Repubblica» (come recitava ieri in prima pagina la Padania), ma torna pure la Lega dell’Aventino (quella che nell’ormai lontano ’95 lanciava a Mantova il primo Parlamento del Nord e minacciava marce su Roma). Così, Calderoli arriva a dire che se l’esecutivo Marini dovesse ottenere la fiducia, il Carroccio «valuterà il ritiro della sua delegazione parlamentare» perché «non si può essere complici di un arbitrio e di un’illegalità». Ipotesi confermata pure da Maroni: «È una possibilità».

Una strategia, quella della Lega, decisa a tavolino nelle riunioni degli ultimi giorni. Per fini elettorali, certo, ma pure per evitare che a un passo dal traguardo qualcuno si lasci tentare e dia a Marini la pezza d’appoggio che va cercando da quando mercoledì pomeriggio ha lasciato il Quirinale. Perché è chiaro che in un momento del genere - con Prodi finalmente disinnescato e le urne a un passo - non solo l’elettorato leghista ma anche una parte di quello degli altri partiti del centrodestra aspetta solo che Giorgio Napolitano sciolga le Camere. Insomma, l’Aventino potrebbe contribuire a ingrassare i già buoni sondaggi della Lega. Ma pure l’ipotesi che alla fine il presidente del Senato possa tentare una forzatura, nei ragionamenti dei vertici del Carroccio non viene affatto scartata. Tanto che ancora ieri Calderoli denunciava tentativi di compravendite dei senatori della Lega. «Stanno cercando di metterle in piedi - spiega il vicecapogruppo alla Camera Roberto Cota - e sono operazioni che seppure destinate a fallire si prestano però a manovre poco trasparenti. Per questo è necessario ridare al più presto la parola agli elettori».

Come da copione, però, il minacciato Aventino padano si porta dietro le critiche di maggioranza e opposizione. Non solo il segretario del Pd Walter Veltroni, dunque, ma anche quello dell’Udc Lorenzo Cesa. Tutti e due convinti che la Lega abbia «perso il senso di responsabilità». «Stiamo scendendo un altro dei tanti gradini scesi», dice Veltroni. «Nel Carroccio - attacca Cesa - qualcuno comincia a perdere la testa». Con replica a stretto giro di Maroni: «Veltroni la smetta di fare il professorino e sputare sentenze, perché il caos in cui ci troviamo dipende da lui, dalla sua maggioranza e dal suo governo».

Eppure, nonostante le critiche, Bossi e compagni tirano dritto. Tanto che quando Marini chiama al telefono Roberto Castelli per fissare l’orario delle consultazioni, il presidente dei senatori della Lega risponde picche: «Non siamo intenzionati a partecipare».