La Lega: test di italiano per gli alunni stranieri

Il capogruppo Cota: "Chi non supera l’esame sarà iscritto
a speciali classi “ponte” e avrà un anno intero per prepararsi. Tutti gli altri Paesi
europei seguono la
linea di classi ad hoc:
è l’unica soluzione"

da Roma

Test di lingua e classi «ponte» per favorire l’inserimento di bambini e ragazzi extracomunitari nella scuola e nel tessuto sociale. Queste le principali novità contenute in una proposta di legge che a breve la Lega porterà in Parlamento.
«Nelle classi italiane, ma specie nel Nord - spiega al Giornale il capogruppo del Carroccio alla Camera, Roberto Cota - il numero dei bambini stranieri sta crescendo vertiginosamente. In alcune aule di città come Torino o Milano gli studenti non italiani sono anche più della metà. La questione però non è introdurre o meno una percentuale massima, il vero problema è che questo spesso comporta un forte rallentamento nello svolgimento del programma».
Secondo il deputato leghista, nella maggior parte dei casi, l’ostacolo al corretto andamento dell’attività didattica è la scarsa o totale mancanza di conoscenza della lingua italiana. Oggi, infatti, un bambino neoiscritto viene assegnato ad una classe su base «anagrafica», prescindendo quindi dal suo effettivo livello di istruzione. «Con la nostra proposta - chiarisce Cota - i bambini stranieri che vorranno frequentare le nostre scuole dovranno sostenere un test d’ammissione per verificare la conoscenza dell’italiano e il grado di preparazione».
Ma che cosa succederà a coloro che non supereranno la prova d’ammissione? I «promossi» verranno iscritti alle classi corrispondenti alla loro età, mentre per coloro che non avranno dimostrato di possedere un livello di preparazione adeguato scatterà in automatico l’iscrizione alle classi «ponte». Ma come funzioneranno? «Gli studenti stranieri le frequenteranno per l’intero anno scolastico - dice Cota -, studiando la nostra lingua e preparandosi per l’esame di ammissione che sosterranno all’inizio dell’anno successivo e gli permetterà di accedere alle classi ordinarie». Intanto da uno studio recente del ministero dell’Istruzione emerge che lo scorso anno gli studenti non italiani iscritti nelle scuole erano quasi 575mila, pari a circa il sei e mezzo per cento della popolazione scolastica. Un numero destinato a crescere in base a una media che da viale Trastevere stima intorno al 20-25 per cento l’anno. Di questo passo, entro il 2011 gli studenti stranieri toccheranno il milione di unità.
Mentre nelle Isole il numero non è particolarmente importante, la concentrazione maggiore riguarda soprattutto le città del Nord e del Centro, spesso in coincidenza con le aree maggiormente industrializzate e produttive del Paese.
Sempre dallo studio del ministero emerge infatti che in Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Umbria, il rapporto è in media del 10 per cento (record all’Emilia Romagna con il 12), che scende nel Sud a percentuali oscillanti tra l’1,3 e il 2,3, con un picco di presenze in Calabria.
La maggior parte degli studenti non italiani si concentra nelle scuole primarie e secondarie di primo grado. Tra questi, la maggioranza è di origine est europea, con una fortissima crescita dei romeni (92.700) che hanno superato i piccoli albanesi (85.195) e marocchini (76.217).
Aumenta anche il numero di studenti proveniente dalla comunità nomade: sono 12.342 gli iscritti nelle scuole, con una crescita del 4,3 per cento rispetto all’anno scorso. «Questi numeri ci dicono che è un problema che va affrontato - sottolinea Cota -. Del resto quasi tutti i Paesi europei hanno seguito questa linea creando classi ad hoc per bambini immigrati».
E a chi gli chiede se non teme che la proposta della Lega solleverà un polverone, risponde: «I nostri parlamentari ci stanno lavorando con grande equilibrio. La nostra proposta sarà uno strumento di tutela per tutti».