La Lega tiene duro sulle pensioni ma la partita è aperta fino a lunedì

MilanoVia Bellerio, sede storica della Lega Nord: anche se a Milano il caldo è afoso che più non si può, è il giorno della resa dei conti di fine estate. Umberto Bossi, Roberto Maroni, Roberto Calderoli si ritrovano insieme dopo le polemiche strillate delle ultime settimane. Decidono di mostrarsi sereni e compatti davanti alla piccola folla di giornalisti e telecamere che li aspettano sotto il sole di mezzogiorno. Un comunicato spiega l’esito della segreteria politica: tre punti che sono un «no» su tutta la linea, dalle pensioni ai tagli sugli enti locali, con un generico invito a reperire fondi dalla lotta all’evasione.
Posizione definitiva? Molto lascia pensare che sia tattica, in attesa del vertice decisivo di lunedì prossimo, che vedrà un faccia a faccia tra il Senatùr e il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. C’è ancora tempo per trovare una mediazione.
Bossi approda in via Bellerio in macchina. Dopo le recenti performance a base di sberleffi, pernacchie ed epiteti non troppo riguardosi verso politici e giornalisti, questa volta sorride da dietro i vetri e fa addirittura «ciao ciao» con la mano. Forse sono arrivate anche all’orecchio del Senatùr le voci che raccontano di un Berlusconi assai infastidito dagli attacchi scomposti mossi da Bossi a Pier Ferdinando Casini e Luca Cordero di Montezemolo, oltre che a diversi rappresentanti dei media.
Un grave problema di stile, accanto a un altrettanto pesante tema politico. Dove trovare i soldi necessari a mettere a posto i conti del Paese in sofferenza? Il comunicato della Lega, firmato dal ministro Roberto Calderoli e centellinato parola per parola, non lo dice. Parla di «una proposta incisiva ed equa per sconfiggere la grande evasione fiscale e conseguentemente reperire risorse per lo sviluppo del Paese».
Programma condivisibile, ma troppo vago per essere rassicurante. D’altra parte ogni parola è una pietra che può spappolare l’equilibrio interno della Lega oltre che quello esterno del centrodestra. Così meglio affidare la posizione comune a una nota scritta, almeno fino alla prossima esternazione esplosiva.
Il vertice è a ranghi ridotti, riservato ai soli vip. Sembra che siano rimasti a casa gli ultrà maroniani come gli ultrà del cerchio magico, il gruppo di persone che circonda abitualmente il Senatur. Arriva Roberto Calderoli, in auto, ma con l’inseparabile moto al traino. Poi tocca al ministro dell’Interno, Roberto Maroni: vetri totalmente oscurati come l’Obama post crisi. Presenti le figure istituzionali: il governatore del Piemonte, Roberto Cota, il capogruppo al Senato, Federico Bricolo, i segretari di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, Giancarlo Giorgetti, Gian Paolo Gobbo e Angelo Alessandri, il vicepresidente della Regione Lombardia, Andrea Gibelli, e la responsabile federale Enti locali, Maria Piera Pastore.
Calderoli riceve i rappresentanti dell’Anci, di piccoli Comuni e Comunità montane. Anche per questo tra le assenze rumorose si sente quella del sindaco di Varese e presidente dell’Anci lombarda, il maroniano Attilio Fontana. Lui, che ha contestato la manovra in diversi punti, ora si dice soddisfatto dell’esito del vertice: «La Lega ha dimostrato di essere compatta e ha recepito una parte delle nostre preoccupazioni, promettendo di trovare risorse senza toccare le pensioni e gli enti locali». Minimizza le divergenze: «Che ci siano opinioni diverse, credo faccia parte del gioco della democrazia».
Le questioni più pesanti, in realtà, restano sul piatto. Per le autonomie locali si parla di «assoluta necessità di un ridimensionamento dell’intervento». Rieccoci alle pensioni. «Le norme relative alla previdenza contenute nel decreto legge 138 (il decreto del 13 agosto scorso, ndr) sono idonee e non suscettibili di modifica vista l’intesa raggiunta a riguardo tra l’onorevole Umberto Bossi e l’onorevole Silvio Berlusconi», recita la nota del ministro Calderoli. Si legge tra le righe: una svolta può arrivare solo da Bossi e Berlusconi.