La Lega con la tuta blu ora spiazza la sinistra

La deputata padana Munerato prende la parola in aula vestita da operaia. <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/video/la_deputata/id=munerato_operaia?" target="_blank">GUARDA IL VIDEO</a></strong>. Il Pd si sente scippato: "Una carnevalata"

Roma - È l’immagine che vale più di un cartellone. Una campagna pubblicitaria vivente e vincente. Chapeau faceva qualche deputato del Popolo della Libertà in Transatlantico. «Una carnevalata», commentavano aspri del Pd. Un colpo al cuore, per i democratici, vedere una deputata leghista vestita nientemeno che da operaia durante la dichiarazione di voto sulla manovra alla Camera.
Lei è Emanuela Munerato, da Lendinara (Rovigo). Quarantacinque anni, professione operaio, si legge nella sua scheda della Camera. Licenza media. Era dipendente della Contifil, un’azienda che produce fibre tessili, prima di essere candidata nel 2008 con la Lega a un seggio da deputata. Ora è componente delle commissioni lavoro e affari sociali.

La pettorina arancione infilata sul vestito, cuffietta in testa, emozionatissima, la leghista operaia, arrivato il suo turno, si è alzata per il suo intervento come un manifesto. È la sua vita, lei arriva dalla fabbrica. Ma quella figurina arancio ha sprigionato l’irruenza dell’idea esplosiva. Il Carroccio ha ora un simbolo nuovo. Più potente della canottiera di Bossi, la linea politica del futuro. Lega di lotta e di fabbrica, alla conquista dello spazio abbandonato. Di quelle catene di montaggio patrimonio di una sinistra spaventata che ora in quei capannoni non ci mette più piede perché l’eco dei fischi sarebbe una tortura.
«Mi spoglio dai panni di deputato - ha scandito la nuova icona della Lega di fabbrica - e indosso la divisa di lavoro che ho indossato con dignità fino a due giorni prima di entrare in questo palazzo». La divisa «rappresenta milioni di lavoratori disgustati da questa manovra».

Ci aveva già provato per la verità, Emanuela l’operaia, qualche ora prima. A testimonianza forse della sua spontaneità, aveva scelto il momento più sbagliato. Mercoledì notte, venti minuti dopo la mezzanotte, quando si discuteva con animo di manovra nell’aula della Camera ma i giornalisti erano andati via tutti, e non c’erano né Monti né la ministra Fornero, forse «perché non sanno - aveva detto lei, meno emozionata - cosa sono i turni di notte». Era come accendere una luce sotto un tombino. Quasi nessuno, il giorno dopo, aveva memorizzato l’accaduto. Solo la sua pagina Facebook era già piena di commenti e complimenti: Munerato «presidente della Repubblica». Emanuela «sei una grandissima». Ma a parte i fan, quasi silenzio. Ieri il trionfo. Lei dice che ha fatto il bis per la mamma: «Quello di oggi è stato in parte l’intervento che ho fatto l’altra sera. Stavolta, però, mia madre è riuscita a vedermi in tv e ha pianto...».

Mamma o non mamma, la seconda volta è stata una bomba. I leghisti erano fuori di sè dalla contentezza, e l’hanno applaudita e coccolata. Entusiasti Roberto Maroni e il capogruppo Reguzzoni. «Una volgare carnevalata, un’offesa all’intelligenza del popolo italiano, uno schiaffo alla classe operaia», ha protestato per primo dal Pd il deputato Dario Ginefra. Ma non è stato il solo. All’attacco anche Davide Zoggia, responsabile Enti locali del Pd: «Dove era l’onorevole Munerato quando la Lega premiava i truffatori delle quote latte?». Furioso pure il responsabile Trasporti e infrastrutture di Bersani: «Otto anni al governo negli ultimi dieci e ora la Lega viene a farci la lezioncina sulle cose da fare?».

La «presa in giro» ai cittadini, ha risposto un’agguerritissima Munerato, è quella del Partito democratico che «dall’opposizione è passato alla maggioranza alleandosi con il nemico storico Berlusconi». E quando Dario Franceschini ha detto in aula alla Lega «siete scesi dalla luna», dal Carroccio sono partiti i cori: «Sce-mo, sce-mo. Ven-du-to». Più stadio che fabbrica. Da ieri la Lega ha un nemico giurato, il Pd.