Lega-Udc, la guerra delle parole ora arriva agli insulti

RomaBossi dà del trafficone a Casini, brandendo lo spadone padano, e lui rilancia dispensandogli il titolo di «trafficante in banche e quote latte». In serata il Senatùr rincara la dose: «Casini è uno stronzo. Insulta perché non ha qualità». E ancora: «è quel che rimane dei democristiani, di quei furfanti e farabutti che tradivano il nord». Poi, su Berlusconi: «È uno che tentenna troppo ma io lo farò smettere di tentennare». Su Bocchino: «Quando parla Bocchino e come se non parlasse nessuno». E da ultimo, l’avvertimento: «Se c’è bisogno di spallate, le spalle dei bergamaschi sono sempre buone». Insomma, sembra davvero difficile che il Cav possa convincere il leader leghista a digerire una eventuale collaborazione con il leader Udc.
Umberto e Pier Ferdinando non si sono mai sopportati e negli ultimi due giorni se ne sono dette di tutti i colori. Per primo ha esternato Bossi che ha accusato Casini di essere peggio di Fini e ha ricordato con orrore i giorni di governo durante i quali gli toccò sopportare Marco Follini, allora vicepremier. Ieri la risposta attraverso una nota ufficiale della segreteria Udc. «Che Bossi, noto trafficante in banche e quote latte, insulti l’Udc lo riteniamo molto utile per far capire agli italiani chi ostacola davvero i suoi progetti di occupazione del potere», scrive Casini che invita chi è nel governo ed ha votato la legge sul federalismo a svegliarsi perché quel testo «è soltanto uno spot per la Lega».
Mentre Bossi e Casini si scambiano le consuete gentilezze piomba nel dibattito politico la proposta del solito Italo Bocchino: allargare la maggioranza all’Udc, ai moderati del Pd e all’Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli. Proposta indecente e irrealizzabile lanciata da Bocchino al solo scopo di riattizzare la polemica e tenere alto lo scontro facendo ancor più innervosire Bossi, che invece vuole andare subito alle urne e proprio domani deve incontrare Berlusconi. E già ieri sera, dal suo comizio alla festa leghista di Verdello, nella Bergamasca, lo stesso Bossi ha replicato a Bocchino: «Lui non conta niente, i governi li decide la gente quando vota. La gente sa che se non ci sono i numeri è meglio andare alle elezioni piuttosto che combinare pasticci».
Fra i primi a replicare alla proposta del finiano c’è anche il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa. «O Berlusconi pare la crisi o siamo di fronte al solito chiacchericcio», dice Cesa. Insomma l’Udc vuole contare di più ed dopo la presa di posizione di Fini vuole dimostrare di essere determinante. «Il problema dei rapporti tra la maggioranza e l’Udc per quanto ci riguarda è chiaro da tempo, almeno da quando due anni fa abbiamo iniziato la nostra opposizione repubblicana in parlamento - dice Cesa - il giorno in cui Berlusconi aprisse la crisi dimettendosi, valuteremo i nuovi scenari. Tutto il resto non ci riguarda e rientra nel chiacchericcio estivo». Insomma l’Udc continua a credere ed a sperare nella fine del bipolarismo e punta a mettere in piedi un governo di «responsabilità nazionale» come lo definisce il presidente dei centristi, Rocco Buttiglione. E Giampiero D’Alia, presidente dei senatori Udc, lancia pure un appello a tutti i moderati del Pdl. Attenti, dice D’Alia, le elezioni anticipate «rappresenterebbero lo strumento migliore per spaccare il Paese, consentendo a Bossi di raggiungere velocemente il suo scopo: la secessione». L’unica soluzione, per D’Alia, è «un’iniziativa di responsabilità che consenta di realizzare quelle riforme strutturali che servono al Paese».