La Lega vuol fare la controfesta alla festa pagata agli zingari

E Morabito (An) spiega: «È stata solo una scelta della giunta, impossibile bloccarla in consiglio»

Il Municipio fa la festa ai rom? Spende 3.050 euro per offrire il rinfresco agli zingari? E la Lega si fa la sua controfesta. In Valbisagno, naturalmente. A Molassana. A qualche centinaio di metri dal party ufficiale col bollino blu, con lo stemma del Comune di Genova. Si è partiti con l’idea di un presidio, un banchetto per informare la popolazione dello spreco di soldi pubblici per far ballare e gozzovigliare i rom del campo di via Adamoli. Poi, piano piano, a qualcuno è venuto in mente che davanti alla chiesa di San Rocco di Molassana potrebbe prendere corpo una festa della «cultura non rom». Focaccia e vino bianco a ribadire la genovesità, ad esempio. Il tam tam, tra gli organizzatori è già partito. Il tempo è poco, perché l’appuntamento è già fissato per martedì, ma c’è l’impegno per fare qualcosa di significativo. Lo stato maggiore della Lega è già in moto. Il segretario provinciale, Edoardo Rixi, il consigliere comunale, Alessio Piana, e il consigliere municipale Alta Val Bisagno, Fersidio Censi, hanno già chiamato alla mobilitazione i cittadini. «Noi siamo indignati e tu? Unisciti a noi, vieni a manifestare l'8 aprile!!!» è lo slogan. L’obiettivo principale, spiegano i rappresentanti del Carroccio è comunque quello di far conoscere ai residenti della Valbisagno come si spendono i loro soldi.
La delibera ha messo a rumore tutta la zona, che ha suscitato polemiche da parte dell’opposizione. Ma che ha pure finito per creare dissapori all’interno della stessa minoranza di centro destra. Marco Tagliafico, di Forza Italia, ha fatto i nomi dei colleghi consiglieri che avrebbero gravi responsabilità nella scelta di offrire la festa agli zingari. Ha indicato la biasottiana Fiorella Bazurro e il vicepresidente del consiglio, di An, Mimmo Morabito. Che però non ci sta. Lui, candidato presidente del centrodestra al Municipio IV, non vuol passare per «stampella» della maggioranza. Tagliafico ricordava che quando si è discussa la pratica, Morabito è rimasto in aula, contrariamente ad altri dell’opposizione. Non ha fatto mancare il numero legale. «Intanto stavo presiedendo la seduta per l’assenza del presidente - replica Morabito -. Ricoprivo un ruolo istituzionale. Ma sarei comunque uscito se quel mio gesto fosse servito».
La spiegazione dell’inutilità dell’uscita dall’aula ha diverse spiegazioni. «Intanto va detto che quel giorno il consiglio municipale doveva fare una presa d’atto - inizia Morabito -. Cioè la decisione era già stata presa dalla giunta, come sempre. Se anche il consiglio non si fosse espresso per mancanza di numero legale, non sarebbe cambiato nulla. Anzi, sono stato proprio io a chiedere alla giunta di far passare dal consiglio quelle pratiche, almeno per far sapere quel che decidono. La legge non ci lascia altro spazio». E poi? «E poi anche se fossi uscito la seduta sarebbe stata valida comunque - aggiunge Morabito -. Senza di me sarebbero rimasti in 12, la metà esatta del consiglio. E il nuovo regolamento lo considera numero legale sufficiente. Avrei fatto una figuraccia per niente». Maurizio Uremassi (Fi) prova a smorzare le polemiche: «Sono senz’altro frutto di un’incomprensione sul regolamento. Ma nessun dubbio sulla storia e la lealtà di Morabito. Dobbiamo esser più uniti che mai».