La Lega vuole allargarsi al Nord per "cedere il passo" in Lombardia

Vertice a Palazzo Grazioli. Quattro ore di confronto tra Berlusconi e i ministri La Russa e
Calderoli. Il Caroccio non correrà da solo ma chiede garanzie per
Piemonte e Veneto. La decisione sarà presa nel vertice già in agenda tra il premier e Bossi

Una certezza: quattro ore di confronto sulle amministrative in Lombardia tra Fi, An e Lega a Palazzo Grazioli, residenza romana del premier Silvio Berlusconi, non hanno cancellato lo schema messo a punto dal Pdl lo scorso lunedì e proposto al Carroccio.
Ma il vertice di ieri - presenti il premier Silvio Berlusconi, il coordinatore di Fi Denis Verdini, il reggente di An Ignazio La Russa, il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli e il sottosegretario alle Riforme Aldo Brancher - non ha però portato alla chiusura del risiko dei candidati. Lo dice Verdini, «stiamo ancora lavorando, ancora non è chiuso niente», all’uscita dall’incontro dove, annotano i cronisti, su un foglio che il coordinatore di Fi teneva in mano erano in evidenza città e cognomi per le prossime amministrative per la Regione Lombardia. Candidati certi - come ad esempio Guido Podestà per la Provincia di Milano - che Verdini non ha però voluto rendere noti proprio per rispetto e in accordo con la Lega che ha chiesto di avere qualche giorno di tempo per sciogliere i nodi.
Nodi che, secondo indiscrezioni, altro non sarebbero che le possibili «compensazioni» sul Nord rispetto alle indicazioni proposte nero su bianco in Lombardia dal Pdl: «Al tavolo non c’è stato un problema Lombardia» è il rumor dopo questo primo giro di consultazione a livello nazionale. E, in effetti, la Lega dopo questa riunione «interlocutoria» e «serena», come si limita a dichiarare Ignazio La Russa, avrebbe chiesto più spazio in Piemonte oltreché qualche altra possibilità in Veneto. Condizioni tutte da verificare e che, in soldoni, troveranno comunque una soluzione o, come preferiscono dire i leghisti, una «quadra» nel vertice già messo in agenda tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi.
Appare in sostanza difficile che il Carroccio decida di correre da solo alle amministrative di giugno, anche se non ci vuole molta fantasia ad immaginare come sia non facile per qualche esponente leghisti accettare una o due indicazioni del Pdl in Province territorialmente sentite contigue dalla Lega. Certo è che, come giustamente chiosa il vicepresidente della Camera e vicecommissario milanese di Fi Maurizio Lupi, «gli elettori non capirebbero un quadro diverso» soprattutto dopo «l’unità che avrà il suo culmine con l’approvazione del federalismo fiscale».
Dunque, nonostante qualche critica sollevata dalla Lega al tavolo di Palazzo Grazioli - si dice sulla candidatura per la Provincia di Brescia ma anche su quella per Monza e Lecco, tris indicato da La Russa - il Carroccio potrebbe dare il proprio via libera allargandosi sia in Piemonte - si vota in sei Province, fra cui Torino - che in Veneto ma, si dice, anche su «altre tematiche». Ad esempio, quella che gli addetti ai lavori definiscono la «dodicesima provincia»: la fondazione Fiera che la Lega vorrebbe anche per essere ancora più dentro a quell’altro risiko che è la sfida di Expo 2015. E mentre il coordinatore di Fi verso il Pdl Mario Mantovani reclama che «il nuovo coordinatore provinciale del Pdl sia un milanese doc», La Russa (ri)segnala che il «prossimo presidente provinciale del Pdl milanese sarà di An». Come dire: dopo la certezza dei candidati lombardi anche quella della guida del Pdl in salsa ambrosiana.