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Anche l’Udc si schiera con Fazio: «Doveva essere lui a rappresentare il Paese». L’opposizione: «Voto anticipato»

Anna Maria Greco

da Roma

Dietro a Giulio Tremonti c’è il governo, afferma il ministro An Gianni Alemanno. No, il titolare dell’Economia «questa volta mi dispiace ma si sbaglia», ribatte il ministro leghista Roberto Calderoli. Chi dei due riflette la posizione dell’esecutivo?
Il primo definisce «un gesto doloroso ma inevitabile rispetto a ciò che è successo» la decisione di Tremonti di ritirare la delega ad Antonio Fazio per partecipare alla riunione del Development committee del Fondo monetario internazionale. «È una conseguenza della scelta che ha fatto il governo - spiega il responsabile per le Politiche agricole - di ritirare la fiducia al Governatore. Il ministro dell'Economia si è comportato di conseguenza». Non è d’accordo Calderoli, che dice di comprendere più le passate critiche di Tremonti a Fazio nel caso dei bond Cirio e Parmalat in Argentina di quelle legate al caso delle Opa. «Tremonti - ricorda il ministro delle Riforme - ha sostenuto come noi che non spettava più al governo intervenire sul caso Fazio. Mi sembra strano che a distanza di una settimana abbia cambiato parere». Roberto Maroni, altro ministro leghista al Welfare, riconosce che «la situazione non potrebbe essere più pesante», ma conferma che sulla vicenda l'esecutivo «ha già fatto quello che doveva fare» e «la partita è chiusa».
Nell’opposizione c’è chi spera che la crisi di Bankitalia acceleri la fine del governo e in tanti chiedono a gran voce elezioni anticipate. «Non mi stupisce che Fazio non prenda sul serio Berlusconi - commenta Massimo D'Alema - anche perché è difficile per chiunque prendere sul serio il premier a questo punto della vicenda». Per il presidente Ds si tratta di una grave crisi istituzionale e rischiamo che la credibilità del Paese sia «doppiamente compromessa, da un Governatore che non se ne va e da un presidente del Consiglio che viene preso a stracci in faccia senza che questo determini grande scandalo neppure in lui medesimo».
Parla di un governo «allo sbando» il leader di Rc Fausto Bertinotti. «Tra il Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio - avverte - e il ministro del Tesoro Giulio Tremonti, uno dei due dovrebbe avere il coraggio di dimettersi. Meglio ancora se a dimettersi sarà il premier Silvio Berlusconi».
Ma anche nel partito del Cavaliere nascono le polemiche tra fazisti e antifazisti. Il deputato di Fi Massimo Luigi Ferro critica il collega senatore Luigi Grillo, secondo il quale anche dopo la dichiarazione di sfiducia al Governatore del premier, rimangono le regole dello statuto della Bce e non si possono pretendere le dimissioni «senza l'accertamento di una colpa da parte del Governatore, che finora non c'è stato». Ma per Ferro le difese d'ufficio di Grillo «non sono più comprensibili, non solo politicamente» e a questo punto sarebbe più prudente il silenzio. Il deputato azzurro afferma che invece, dopo la presa di posizione del premier, non c’è altro da aspettare: «Come può un servitore dello Stato non rendersi conto dell'indubbio danno che si sta arrecando al Paese?».
Eppure, per un altro amico del Governatore, il senatore Udc Ivo Tarolli, la decisione di Tremonti ha come unico risultato che «lui, Fazio, avrebbe dovuto essere lì a rappresentare l'Italia e invece non c'è».
Non la pensa così Franco Bassanini, senatore Ds. «Definire imbarazzante questa situazione, come ha fatto Tremonti - dice - è ampiamente condivisibile». Secondo lui, il rischio più grave è che all’estero l'Italia appaia «un Paese dove non è più conveniente investire». Il leader di Idv Antonio Di Pietro insiste che le dimissioni di Fazio sono dovute dopo il ritorno anticipato dagli Usa del Governatore, episodio che rappresenta «un fatto gravissimo». E conclude: «Se la situazione non viene risolta al più presto, è ora che questo governo vada a casa ed è ora che si convochino le elezioni anticipate». Marco Rizzo, europarlamentare del Pdci, fa eco: «Un primo passo Fazio lo ha fatto: è tornato da Washington. Ora faccia il secondo: vada a casa davvero». In questa situazione, aggiunge il parlamentare di sinistra, «lacrime e sangue non possono essere a carico dei lavoratori e delle fasce più deboli».