Il legale di Confalonieri: «Non c’è nessuna prova, il presidente è innocente» E cita la sentenza Craxi

MilanoNon basta essere a capo di un ente, un partito, un’azienda per essere chiamato a rispondere penalmente di tutto quello che in quella struttura avviene: per dimostrarlo, e per chiedere l’assoluzione di Fedele Confalonieri, il suo avvocato Vittorio Virga torna indietro nel tempo. E cita una massima con cui la Cassazione mandò assolto anni fa Bettino Craxi, segretario del Partito socialista italiano, da una delle sue tante imputazioni: «Il ruolo verticistico e preminente ha una sua valenza ma da solo non è risolutivo ai fini della dimostrazione del concorso nel reato». Confalonieri nella vicenda Mediatrade è accusato di avere indicato nei bilanci di Mediaset costi per l’acquisto dei diritti dei film ben più alti di quelli effettivamente sostenuti dall’azienda. Ma, secondo Virga, non si è mai dimostrato che Confalonieri abbia mai dato ordini di truccare i conti: «Non c’è nessun elemento di prova che possa minimamente ipotizzare comportamenti di tal fatta da parte del presidente di Mediaset».
Confalonieri è imputato insieme a Silvio e Pier Silvio Berlusconi, al produttore cinematografico Frank Agrama e ad altri ex funzionari di Mediaset, tutti accusati di avere concorso a gonfiare il costo dei film da trasmettere, in modo da risparmiare tasse e a produrre fondi neri da dirottare sui conti privati del premier. Ieri il giudice Maria Vicidomini ha ammesso tra gli atti dell’udienza un nuovo interrogatorio realizzato recentemente dai pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro: nel verbale il produttore Silvio Sardi sostiene che le percentuale di ricarico dei costi effettuati dai mediatori utilizzati da Mediaset, come Agrama, era di gran lunga superiore ai tassi applicati mediamente nel mercato dei diritti cinematografici.
Processo rinviato al 12 luglio. All’udienza di ieri Silvio Berlusconi non era presente, in quanto impegnato in un viaggio istituzionale all’estero. E il premier non ci sarà - salvo contrordini - neanche stamattina, quando davanti al tribunale di Milano si celebrerà la seconda udienza per la vicenda «Rubygate». Ma l’udienza si annuncia comunque vivace: i legali del premier, Niccolò Ghedini e Piero Longo, hanno intenzione di presentare una raffica di eccezioni preliminari, in cui accuseranno la magistratura milanese di avere violato una serie di norme pur di portare il Cavaliere sul banco degli imputati.
Secondo i legali, la Procura milanese non aveva la competenza funzionale per inquisire il Cavaliere per l’accusa di concussione (relativa alla telefonata alla questura di Milano a favore della giovane Kharima el Mahroug, alias Ruby Rubacuori) che doveva essere trasmessa al tribunale dei ministri; mentre per il reato di utilizzo della prostituzione minorile, eventualmente commesso ad Arcore, deve indagare la Procura di Monza.