Legalità, grande assente del Veltroni show

L’operazione Lingotto è stata una operazione preparata ma non può dirsi che il discorso di Veltroni abbia rappresentato una scelta alternativa a quella del governo Prodi: quella di governare con la sinistra radicale. Liquidare l’opposizione alla Tav dicendo che sono un’alternativa al traffico inquinante non sposterà di un metro i manifestanti della Val di Susa. E si è visto che basta la sospensione di un incredibile biglietto di favore per i singolari pendolari napoletani per bloccare il sistema ferroviario italiano. Il vero problema in Italia è dovuto al fatto che la sinistra ha mantenuto nel suo seno le chiavi dell’illegalità. La memoria rivoluzionaria del Pci è passata oltre il ’68 e il ’77 attraverso Mani pulite. E ora l’illegalità ha trovato di nuovo legittimità.
La banalità del discorso di Veltroni spaventa. Come si fa a risolvere il problema dell’immigrazione dicendo che va bene accogliere gli immigrati che lavorano e punire i ladri? Possibile risolvere con un mero gioco delle labbra i problemi che l’immigrazione pone oggi all’Europa e all’Italia, dove la legalità cessa di essere un bene rassicurante goduto da tutti e l’apertura all’immigrazione del ministro Ferrero apre la via all’autolegittimazione dei candidati ad entrare?
Ha detto una parola Veltroni nei confronti della sinistra radicale? Basta vedere la tensione che oppone a Bologna il sindaco Cofferati a Rifondazione comunista sul tema. È il vero problema che pesa oggi sul Nord, soprattutto là dove la maggiore possibilità di occupazione crea le migliori occasioni per l'immigrazione.
La magistratura ha cessato di pensarsi un potere dello Stato e deve contribuire a mantenere la legalità nel Paese. Il problema italiano oggi riguarda l’autorità dello Stato e la legalità della vita civile prima che ogni altra questione. Sta il fatto che la stessa tradizione del Pci a riguardo è venuta ormai meno con il tempo e non esiste un linguaggio di sinistra a tutela della legalità. Ma esso è ormai sopravanzato dalla tesi dell’antagonismo per cui la dimostrazione di protesta di piazza, il blocco dei servizi e delle opere, è divenuto la vera democrazia, il pieno esercizio della cittadinanza.
Il discorso del leader del Partito democratico avrebbe dovuto consistere nell’esprimere in modo formale la differenza del Partito democratico e la «Cosa rossa» che si costituisce alla sua sinistra. Non poteva farlo Veltroni, perché non è possibile altra maggioranza che quella con la sinistra radicale, in un Paese in cui non è mai avvenuto un processo formale di abbandono del comunismo e nel passaggio alla socialdemocrazia.
Veltroni avrebbe fatto un grande discorso se avesse messo in luce le differenze delle due sinistre, mettendo formalmente al centro il tema della legalità. Tutta la stampa ha reagito come se il discorso di Veltroni avesse fornito una qualche bussola di orientamento nel governo Prodi, rendendo più autorevoli le componenti moderate. Ma in realtà il governo Prodi è alle prese con i sindacati della prima Repubblica, che hanno l’esclusivo diritto di piazza e sono quindi il passaggio tra l’illegalità antica e quella nuova; ed ovviamente con i partiti della sinistra radicale. Anzi il discorso di Veltroni mostra che non vi è nessun dirigente del Ds che sia capace di rompere il filo diretto con la tradizione rivoluzionaria, rivoltosa e antagonista, con la non accettazione della legalità democratica come valore per tutti.
Non a caso i temi scelti a preferenza da Veltroni sono l’ambiente e l’immigrazione, su cui non si è distinto in alcun modo dalla sinistra radicale che domina questi temi.
Perciò l’evento del Lingotto è un non evento. È stata una misura di emergenza per creare una diversione al fallimento dei sondaggi e al governo di sinistra, creando un falso obiettivo nel futuro congresso di fondazione del Partito democratico. Oggi in Italia è in crisi la democrazia nella forma della legalità dello Stato. Perché essa non è sentita a sinistra come un valore in sé nonostante le molte parole dette in questo senso.
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