«Legati ad Al Qaida». Espulsi due nordafricani

Espulsi non perché stessero preparando un attentato, anche se ne parlavano spesso sottolineando che un’esplosione di una bomba nel nostro Paese avrebbe avuto effetti devastanti, bensì perché la loro azione di proselitismo e gli stretti contatti con alcuni integralisti legati ad Al Qaida avrebbero comunque potuto mettere a rischio la sicurezza dello Stato. È sulla base di questa ipotesi investigativa che il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha firmato il provvedimento di allontanamento dall’Italia per il marocchino Mohamed Essadek e per il tunisino Sghaier Miri, rispediti ieri sera nei rispettivi Paesi dopo che la Procura di Trieste, che indagava su di loro per associazione a delinquere con finalità di terrorismo internazionale, ha concesso il nulla osta.
Una decisione, quella di espellere i due, che il ministro aveva già preso lo scorso 20 febbraio ma che è diventata operativa ieri in quanto soltanto nei giorni scorsi le autorità del Marocco e della Tunisia hanno emesso i documenti di viaggio per i due. Quando poi ieri mattina è stata acquisita dai giudici di pace di Udine e Treviso (le province dove i due risiedevano) la convalida dei provvedimenti di rimpatrio e, appunto, il nulla osta della Procura di Trieste, i due sono stati presi in consegna dalla Digos che in serata li ha imbarcati su due distinti voli in partenza da Bologna e da Roma con destinazione Rabat e Tunisi. Dalle indagini della Digos di Pordenone e degli uomini dell’antiterrorismo, attraverso pedinamenti e intercettazioni, è emerso che entrambi avevano più volte manifestato sentimenti di ostilità nei confronti dell’Italia e che si davano da fare per fare proselitismo per la Jihad. Essadek viveva a Gaiarine, in provincia di Treviso, dove sembra in pochi lo conoscessero.
Il marocchino, 39 anni, abitava a poca distanza dalla casa del ministro delle Politiche agricole Luca Zaia. «L’attenzione nei confronti del terrorismo deve essere elevata» ha commentato quest’ultimo, sottolineando che il «governo sta facendo quanto è nelle sue possibilità per tutelare i cittadini». Nelle conversazioni intercettate Essadek ripeteva spesso che «ogni credente è legittimato a concludere con il martirio il proprio percorso di vita spirituale».