Legge Biagi, Fassino smentisce Bertinotti

Il leader Ds: «Se vinciamo le elezioni non aboliremo la flessibilità ma la miglioreremo»

da Roma

«Se il centrosinistra vince le elezioni non cancellerà la legge Biagi ma la migliorerà introducendo gli ammortizzatori sociali che oggi non ci sono». L’annuncio lo ha fatto ieri il leader ds Piero Fassino a Bergamo, davanti alla platea di imprenditori e sindacalisti del convegno «Per una nuova competitività».
Non che sia una novità che il segretario dei Ds si dica a favore della flessibilità del mercato del lavoro, che è - sottolinea - «un dato strutturale», spiegando: «Io non rimpiango certo la rigidità», e dunque «non sono spaventato dalle misure introdotte dalla legge 30». Lo aveva detto anche alcuni giorni fa, spiegando che «un governo di centrosinistra non si propone di mettere in discussione la flessibilità», ma semmai di «fare in modo che non si traduca in precarietà esistenziale». Ma di certo rappresenta una netta smentita dei proclami di Fausto Bertinotti, della Cgil e della sinistra dell’Unione, che della legge Biagi reclamano l’abrogazione totale ed immediata, come priorità programmatica per l’Unione. E anche una bella correzione di rotta rispetto alle prese di posizione dello stesso Romano Prodi, che sulla legge 30 (che il leader della Margherita Francesco Rutelli ha sempre messo nel novero delle leggi della Cdl da mantenere) aveva annunciato: «Non la aboliremo totalmente ma la modificheremo radicalmente».
Evidentemente Fassino, accentuando i toni in difesa della riforma e della flessibilità, ha voluto mandare un messaggio rassicurante e rispondere alle preoccupazioni di quel mondo imprenditoriale ed industriale, a cominciare dalla Confindustria di Luca di Montezemolo che i leader del centrosinistra stanno corteggiando e con cui sia il capo diessino che il Professore hanno avuto in questi giorni fitti colloqui. E non c’è dubbio che da quel mondo siano arrivate ai due precise indicazioni, il cui succo era: la riforma non si tocca, frenate Bertinotti.
E non a caso il primo ad applaudire la virata dell’opposizione è stato il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei: «Bene ha fatto il centrosinistra ad aver cancellato dal proprio programma l'obiettivo di cancellare la Legge Biagi per sostituirlo con quello di modificarla». Sulla stessa lunghezza d'onda di Fassino si è messo il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta, che ha spiegato come «c'è la flessibilità che esige l'impresa e quella che esigono i lavoratori». Quest'ultima prevede appunto di essere «accompagnata da ammortizzatori sociali di nuovo tipo». Per questo «la Legge 30 è da migliorare e completare». Critico invece il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi: «Poiché l'annuncio di voler cancellare la legge Biagi si sta rivelando un boomerang negativo per chi l'ha lanciato, ora la parola d'ordine dei falsi riformisti è correggere e non cancellare. Allora è bene che Fassino chiarisca che cosa vuole correggere e se condivide, ad esempio, la legge di apprendistato pugliese sui contratti di apprendistato, definita contro la Confindustria e la Cisl secondo rigidità che spiazzeranno le aziende pugliesi». Quanto agli ammortizzatori, ricorda, «la sinistra nulla ha fatto nella scorsa legislatura perché non trovava le risorse necessarie nonostante le migliori condizioni dell'economia europea».