Legge Biagi: è già scontro fra Cgil e Cisl

Antonio Signorini

da Roma

A complicare la vita di un eventuale governo Prodi non c’è solo la risicata maggioranza parlamentare e alcune scadenze fastidiose, come il rifinanziamento della missione in Irak. Un esecutivo di centrosinistra non potrà non tenere conto dei timori escplicitati martedì da Confindustria. E, a quanto pare, non potrà nemmeno contare su un sindacato vicino e unito.
Ieri il segretario generale della Cgil ha indetto una conferenza stampa per commentare il voto del 9-10 aprile e, oltre a dire no ad un eventuale governo istituzionale e alla grosse Koalition, ha parlato di Legge Biagi con toni più netti del solito. «Non vogliamo nessun ritocco alla legge 30, ma vogliamo una nuova legge», ha spiegato schierandosi quindi con i partiti della sinistra radicale e contro il programma dell’Unione che prevede il «superamento» della riforma del lavoro. La posizione del «buttare giù» la legge è quella ufficiale della Cgil, ma Epifani, esponente socialista del sindacato di Corso d’Italia, fino ad oggi aveva utilizzato formule meno drastiche come «andare oltre, ribaltandone la filosofia e cancellando tutte le norme che precarizzano il rapporto di lavoro».
E il particolare non deve essere sfuggito a Raffaele Bonanni, segretario in pectore della Cisl, che, a stretto giro di posta, gli ha replicato con una dichiarazione dai toni morbidi, ma dalla sostanza inequivocabile: «Non è con nuove leggi che si affrontano i problemi del mercato del lavoro. Queste materie devono tornare di competenza esclusiva delle parti sociali». La ricetta del successore di Savino Pezzotta è diversa da quella della Cgil, ma anche da quella dell’Unione: «Meno ci mette mano il legislatore, meglio è per tutti». Quindi «no» anche a eventuali modifiche da parte del Parlamento, sostiene il futuro leader del sindacato cattolico, che è vicino a pezzi importanti del centrosinistra.
Difficile distinguere la politica dalla materia prettamente sindacale, come dimostra anche il fatto che ieri Il Riformista ha messo tra le condizioni per un’eventuale grosse Koalition proprio la rinuncia da parte della sinistra a cambiare legge Biagi. E contro modifiche alla riforma del lavoro ispirata dal giuslavorista ucciso dalle Brigate rosse si è espresso nuovamente anche il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo: «Chi arriva non deve eliminare tutto il vecchio, le cose fatte bene dal precedente governo devono essere mantenute», come la legge Biagi e la riforma Moratti.
Dalle parti sociali arrivano quindi spinte contrastanti che - osserva il centrodestra - non potranno non riflettersi in Parlamento, complicando una situazione già difficile per l’Unione e un eventuale governo Prodi. L’abolizione della Legge Biagi, osserva il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi, è «una richiesta della sola Cgil non mediata con le diverse posizioni della Cisl e della Uil». E quindi, conclude l’esponente di Forza Italia, «sarà davvero interessante vedere come il Senato apprezzerà una controriforma Biagi, qualora la verifica dei voti dovesse confermare l’attuale equilibrio dei seggi».