Legge Biagi, Letta imbavaglia gli alleati

L’esponente Dl: «Sulla riforma del lavoro meno si parla meglio è». Ma intanto è già scontro tra Confindustria e Cgil

da Roma

La soluzione alle diverse idee sulla legge Biagi è una «moratoria verbale». Nel bel mezzo di un’altra giornata di polemiche politiche e sindacali sulla riforma del lavoro, il responsabile economico della Margherita Enrico Letta, propone il silenzio come antidoto alla contrapposizione tra riformisti e radicali della coalizione. «Il programma di governo c’è, è scritto e parlare oggi su questi temi credo crei più problemi che altro. Più ci si attiene a quello che è scritto, meno si parla meglio è». Un monito rivolto ai colleghi dell’Unione, che anche ieri si sono beccati, ma anche ai sindacati.
Se la regola del silenzio non fosse stata applicata ieri, non sarebbe emersa la distanza tra le posizioni della Cgil e Confindustria. «La legge Biagi non si tocca, va completata con gli ammortizzatori sociali ma non si tocca», ha ribadito il vicepresidente degli industriali Emma Marcegaglia nel corso di un convegno di Italianieuropei. Dallo stesso palco il segretario della Cgil Guglielmo Epifani ha sostenuto il contrario e cioè che il suo sindacato sulla riforma non vuole «nessun taglia e cuci. Bisogna mettersi ad un tavolo e riscrivere una nuova politica del lavoro».
Gli altri due grandi sindacati confederali, Cisl e Uil, continuano a pensare che la politica farebbe meglio a farsi da parte, lasciando ogni decisione su eventuali modifiche direttamente alle parti. Lo ha detto ieri il segretario in pectore della Cisl Raffaele Bonanni. «Sindacati e imprese - ha ribadito ieri - farebbero bene a riprendersi il tema e togliere di mezzo questo clima avvelenato e sterile sulla legge Biagi. Le parti sociali dovrebbero ridefinire insieme la materia del lavoro e solo dopo dovrebbe intervenire il legislatore, per questo e per riorganizzare gli ammortizzatori sociali». L’impostazione di Cisl e Uil piace alla Rosa nel pugno che ieri ha tenuto la prima direzione post elezioni. «Se dopo aver commesso tanti errori sulle tasse, il centrosinistra inizia a commettere errori sulla legge Biagi andandola ad abolire, commetterebbe una sciocchezza. È giusto che la si equilibri, perché non siano solo i lavoratori a pagare il prezzo della flessibilità, ma questo ha bisogno di più Biagi e meno Rizzo e Diliberto», ha detto il radicale Daniele Capezzone, guadagnando una risposta piccata dello stesso leader dei Comunisti italiani: «Noi ci atteniamo al programma di governo del centrosinistra, programma sottoscritto da tutti. Ora appare chiaro chi è che fa il guastatore all'interno della nostra coalizione». Io guastatore? «Semmai cerco di prevenire i guasti che una sinistra comunista, massimalista ed estrema causerebbe se imponesse una linea di cancellazione della legge Biagi», è la controreplica di Capezzone.
Ce n’è abbastanza per far dire all’azzurro Maurizio Sacconi che sulla legge Biagi a sinistra regna la confusione, «un assaggio di ciò che potrebbe essere un governo Prodi». La casa delle libertà, ribadisce il sottosegretario al Welfare uscente, darà battagli e farà un «fiero ostruzionismo» a ogni modifica.