Legge Biagi, Tiraboschi "licenzia" Grillo

Il comico: "È una piaga". L’esperto: "O non sa contare o è in malafede"

da Roma

«Delle due l’una». O Beppe Grillo «non sa contare oppure, se sa contare, è chiaramente in malafede». Criticare l’eroe della blogosfera nazionale non è facile. Ma Michele Tiraboschi, esperto di diritto del lavoro comparato, non se l’è sentita di non replicare all’introduzione del libro Schiavi moderni. La versione on line della raccolta di testimonianze dal mondo del lavoro è uscita qualche settimana fa, ma il comico genovese ha rimesso l’introduzione nella prima pagina del suo sito (www.beppegrillo.it) proprio nel giorno in cui nei giornali c’era la cronaca della manifestazione dell’Aquila a favore dei Brigatisti rossi in prigione, compresa Nadia Lioce, la Br accusata, tra gli altri, dell’omicidio di Marco Biagi. E questa «curiosa coincidenza» ha convinto il professore, che ha preso il testimone degli studi di Biagi, a replicare.
Grillo aveva definito la legge scritta dal giuslavorista ucciso dalle Br una «moderna peste bubbonica che colpisce i lavoratori. Prima non c’era, adesso c’è». Ha trasformato «il lavoro in progetti a tempo. La paga in elemosina. I diritti in pretese irragionevoli. Tutto è diventato a progetto per poter applicare la legge Biagi e creare schiavi moderni». Tiraboschi ha replicato che le testimonianze del libro sono spesso situazioni «di disagio vero», ma poi «in modo del tutto sbrigativo e scorretto» Grillo conclude che tutto è colpa della Legge Biagi. Tiraboschi nella lettera scende nel merito e cita un paio di esempio riportati da Grillo per dimostrare la tesi della riforma-peste bubbonica. C’è un ragazzo che descrive le sue peripezie iniziate nel ’94, nove anni prima dell’entrata in vigore della Biagi (e qui l’accusa di non saper contare). C’è un affezionato del blog che parla della ragazza che lavora gratis nella pubblica amministrazione «con la promessa di avere un contratto Biagi». Quando la Biagi non si applica al pubblico impiego. «Forse il ragazzo non lo sa, ma il Tribuno del popolo dovrebbe saperlo».
Come dovrebbe sapere che i rapporti Ocse hanno certificato che le riforme del lavoro «hanno contribuito a creare oltre due milioni e mezzo di posti di lavoro in più». Colpe gravi. Anche perché di mezzo c’è la morte di una persona: «Ci sono vari modi per solidarizzare con chi ha ucciso Biagi. Uno di questi, tra i peggiori, è quello di manipolare la verità».
La controreplica di Grillo non è arrivata. Non sulle questioni di merito, sollevate anche da alcuni frequentatori del blog. In compenso ieri nel sito è comparso un allarme sul diritto di critica. «Se dai voce ai precari, vittime della legge Biagi, sei un terrorista», lamenta Grillo. E se «a qualcuno venisse il dubbio che il terrorista è lo Stato?», si chiede. Senza curarsi del fatto che, sempre nel giorno della manifestazione brigatista del «Più vedove e più orfani», sotto la casa di Biagi è comparsa proprio la scritta «Terrorista è lo stato». Forse un’altra coincidenza. Oppure un tentativo macabro di farsi pubblicità.