Una legge per bloccare gli abusivi

Non è stato ancora eretto, anzi, neppure ordinato a un artigiano, che già è un caso in grado di spaccare la città. Il «cippo» in onore di Carlo Giuliani, da collocare in piazza Alimonda, dove morì quattro anni fa mentre dava l’assalto a una jeep di carabinieri duramte gli scontri del G8, supera anche i confini liguri. Arriva direttamente sulla scrivania del premier Silvio Berlusconi e del ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu. Spedita dall’onorevole Giorgio Bornacin, di An, che ha presentato un’interpellanza per sapere dal governo «se non si reputi assolutamente inopportuno e paradossale che un organo istituzionale quale il Comune di Genova propugni la collocazione di un cippo alla memoria di Giuliani», ma anche se «è compatibile che un’istituzione pubblica, con una decisione che ha diviso nettamente la propria assemblea consiliare e ancor più la città, avalli una richiesta nella quale si potrebbero ravvisare gli estremi dell’apologia di reato».
Stessi sentimenti dell’ex comandante dei vigili urbani, Remo Benzi, e oggi consigliere comunale di Liguria Nuova. «Non parlo per la divisa che ho indossato, ma da cittadino - premette subito -. È incredibile che si dedichi un monumento a una persona violenta, che ogni anno porterà in città flussi di persone che definisco sgradevoli e che renderanno omaggio alla memoria di chi quel giorno aggrediva un carabiniere di leva, comandato a rendere un servizio allo Stato e che ha agito come minimo per legittima difesa. Sia chiaro, dispiace che un giovane abbia perso la vita, ma è un altro discorso. Qui si fa un monumento a ideali di violenza».
Dura anche la reazione dei poliziotti, affidata a un comunicato del sindacato Coisp: «Siamo certi che domani qualcun altro proporrà di intitolare una piazza ad un qualche rapinatore e qualcun altro si attiverà per mettere una lapide in memoria di qualche mafioso, oppure una statua ad elogiare le capacità del terrore espresse da qualche noto brigatista. Non può tollerarsi che quanto sia stato fatto contro le Istituzioni Democratiche del nostro Paese venga ricordato e posto ad esempio di tutti - scrivono i rappresentanti dei poliziotti -. Sia chiaro ,quindi, che se verrà veramente affissa quella indecente targa commemorativa, il Coisp farà tutto quanto consentito affinché non sia visibile a nessuno».
L’argomento scalda anche i cuori dei genovesi. Centinaia le lettere giunte in redazione, tutto dello stesso tenore. Tutte a denunciare che Carlo Giuliani stava compiendo atti violenti e che rappresentava la ribellione alle istituzioni e alla civiltà in cui viviamo. Questo è il punto della delibera comunale che offende i genovesi. Tra tutte le lamentele, ne citiamo alcune, quantomai esplicative. «Vorrei esprimere tutto il mio sdegno e la mia riprovazione per l’operato del Comune di Genova che ha votato, con una maggioranza risicata (23 voti a 20) l’erezione di una targa a memoria del “resistente” Carlo Giuliani” - scrive Andrea che si firma con nome, cognome e indirizzo, ma chiede di non pubblicare le sue generalità per timori di ritorsioni -. È l’ennesimo atto di una giunta in mano a una sinistra sempre più retrograda, trinariciuta e fuori dalla storia (Berlino, 1989, un crollo,un muro, se lo ricordano certi personaggi genovesi?) che si somma all’altrettanto scandalosa inerzia riguardante l’okkupazione dell’ex Facoltà di via Bertani».
Amara la considerazione di Roberto Carobbi, che definisce un «autogol politico», che «stravolge fatti evidenti» la decisione di mettere il cippo in piazza Alimonda. E aggiunge: «Provo tristezza e indignazione. Soprattutto come padre non nascondo fin d’ora l’imbarazzo con il quale tenterò di rispondere ai miei figli quando, transitando in piazza Alimonda, mi chiederanno il perché di quel cippo e che cosa abbia rappresentato il nome che vi è impresso». Considerazioni largamente condivise da tante persone che vogliono urlare il loro sdegno anche attraverso «il Giornale».