La legge del centrodestra non sbatte il drogato in cella

La bocciatura da parte del Tar del Lazio del decreto con il quale il ministro Turco aveva raddoppiato la quantità di cannabis detenibile per uso personale riporta all’attualità il tema della diffusione della droga specialmente nelle scuole.
Difficilmente però nel dibattito politico si esce da slogan consunti come quelli degli antiproibizionisti che accusano la normativa vigente di gettare in carcere migliaia e migliaia di giovani. Vediamo che cosa è successo nei recentissimi casi di studenti minorenni o maggiorenni sorpresi in flagranza di spaccio di stupefacenti a Cesena, Varese, Roma e Bergamo.
Per gli studenti minorenni di Cesena e Varese è partita una semplice denuncia a piede libero unitamente alla sospensione dalle lezioni. Nel caso invece degli studenti maggiorenni di Roma e Bergamo, è scattato l’arresto per l’aggravante specifica di aver commesso il fatto in prossimità e all’interno di una scuola.
Bisogna però sottolineare che ambedue i giovani sono stati scarcerati appena convalidato l’arresto in attesa dello svolgimento del processo immediato. Con la vecchia normativa (quella che il ministro Ferrero vuole ripristinare abrogando la legge Fini-Giovanardi) questi giovani se non qualificabili come tossicodipendenti o possibili fruitori di una sospensione condizionale della pena, rischiavano la sanzione penale da sei mesi a quattro anni e la multa da mille a diecimila euro.
Con la Fini-Giovanardi la pena edittale è stata innalzata da un anno a sei anni e la multa da tremila euro a ventiseimila euro per tutte le sostanze, ma è consentito al giudice di sostituire la condanna da infliggere al piccolo spacciatore tossicodipendente o anche al semplice assuntore di droga con un lavoro di pubblica utilità, magari nell’ambito della stessa scuola.
Come si vede le bravate come quella del giovane di Cesena che ha offerto un pezzetto di hashish ad una insegnante facendosi riprendere da un telefonino, hanno determinato soltanto una denuncia che sfocerà in un lavoro di pubblica utilità.
I maggiorenni che sono stati colti invece in flagranza di reato sono stati arrestati e liberati dopo la convalida, in attesa di un processo che potrà egualmente sfociare in una pena alternativa al carcere.
Mi sembra trattarsi di sanzioni ragionevoli finalizzate a dissuadere dal compiere azioni lesive della propria e altrui sicurezza. Ultima annotazione: questi episodi non hanno nulla a che fare con l’iniziativa del ministro Turco del raddoppio della dose di cannabis detenibile per uso personale, bocciata dal Tar del Lazio. In tutti questi casi infatti, come prevedeva la vecchia normativa, confermata dalla Fini-Giovanardi, la denuncia penale è obbligatoria quando ci sia la flagranza di reato di spaccio, a prescindere dalla quantità di cannabis posseduta.
*Deputato Udc