La legge che regala pensioni d’oro

Egregio dottor Granzotto, sono anziano, ho 77 anni, e la memoria non è più fresca perciò le chiedo se può illuminarci (perché anche altri sono certo che lo gradiranno). Parlo del presidente Napolitano. Molto tempo fa ho letto delle pensioni d’oro in base a una legge dal nome «Mosca» e fra queste vi era un Napolitano che percepiva 70.000.000 di lire al mese dall’Inps. È questo? Se potrà illuminarci le sarò grato.


È così, caro Leone, il presidente della Repubblica – e se per questo anche Franco Marini, che ricopre la seconda carica dello Stato - beneficiò della legge Mosca, così chiamata dal nome dell’esponente della Cgil, Giovanni Mosca, che ne fu il relatore.
La legge nacque (nel 1974) con buoni propositi, quelli che lastricano la via dell’inferno: sanare la situazione di un centinaio di persone che nei decenni successivi al dopoguerra avevano prestato la loro opera nei sindacati o nei partiti senza che a loro nome fossero stati versati i contributi all’Inps. La pratica andava per le spicce: bastava la semplice dichiarazione del rappresentante del partito o del sindacato e all’interessato veniva versata la pensione oltre naturalmente gli arretrati a partire dal 1948.
Via via prorogata (l’ultima proroga risale al 1980), della legge Mosca hanno finito per avvantaggiarsene qualcosa come 40mila persone. Con un costo per lo Stato e dunque per i contribuenti calcolato, per difetto, in 25mila miliardi di lire. Inutile che le dica, caro Leone, che molti, pur senza averne i titoli, approfittarono della legge Mosca per ottenere una pensione a costo zero. Ma salvo qualche raro caso isolato, le inchieste finirono per insabbiarsi al motto «chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdammoce ’o passato» eccetera.
Chiuso – con un attivo consistente - il capitolo legge Mosca, la sinistra politica e sindacale non è stata però con le mani in mano. Particolarmente dotata per escogitarne sempre di nuove al fine di distribuire pensioni d’oro e gratis, è andata a inventarsi un’altra leggina – la legge Treu, votata nel 1996 avendo per sponsor il governo Prodi - in base alla quale qualche migliaio di fortunati mortali possono accedere a una doppia pensione. Si tratta dei sindacalisti «distaccati» e dei lavoratori in aspettativa (aspettative che possono protrarsi per svariati decenni) per impegni sindacali. Fino al ’96 a costoro l’Inps (cioè noi contribuenti) versava i contributi calcolati sulla base dello stipendio che percepivano dall’azienda di provenienza. Da quella data hanno diritto a un secondo versamento, questa volta a carico del sindacato. Bella la vita, eh, caro Leoni? Somma e cumula, cumula e somma (per non correre il rischio di incappare nei divieti di cumulo, la pensione dei parlamentari non si chiama pensione, ma vitalizio. Le pensano proprio tutte) si mettono insieme belle cifrette. Non quella che lei attribuisce a Giorgio Napolitano, però cumula e somma, somma e cumula…
Paolo Granzotto