«La legge è chiara: il contribuente non pagherà di più»

Professor Carlo Buratti, lei insegna Scienza delle finanze all'università di Padova ed è consulente dell'Alta commissione per il federalismo fiscale: condivide le polemiche sulla bozza Calderoli?
«Sono assolutamente immotivate».
Come mai?
«La bozza prevede una revisione dell'imposizione sugli immobili (comprendente anche l'imposta di registro, gli estimi catastali, parte dell'Irpef) il cui gettito andrà ai comuni. Questo non vuol dire che la prima casa sarà tassata di nuovo: tali tributi saranno rivisti, ricongiunti e semplificati; i comuni li incasseranno e forse sarà ridotto l'onere sui contribuenti. Non vedo che cosa ci sia di così drammatico».
Quindi è fuori luogo parlare di una nuova Ici mascherata?
«Certo, ma questa discussione mi pare assurda. Il governo ha cancellato l’Ici sulla prima casa, che forniva una quota minoritaria del gettito. Il grosso dell'Ici proviene dagli immobili a uso produttivo: negozi, opifici, magazzini, garage e quant'altro. I comuni continuano a incassare queste imposte, come quella sulle seconde case. Perché tutto questo chiasso?».
Perché i comuni hanno perso tre miliardi di euro.
«Ma l'Ici sulla prima casa era già stata ridotta dal governo Prodi. I dati Anci/Ifel parlano chiaro».
Che cosa sono le «tasse di scopo» che i comuni potranno applicare?
«È un'eventualità, già introdotta da Prodi, legata a investimenti effettuati dal comune: pensiamo alla costruzione di una metropolitana e al maggior valore che avranno le case lungo la nuova linea. In quel caso il comune è autorizzato a prelevare un'imposta sull'incremento di valore. Nella bozza si parla anche di altre situazioni, per esempio le città d'arte con un forte afflusso di turisti giornalieri che non risiedono negli alberghi e dunque non pagano la Tarsu né altre imposte. Però è ancora tutto da precisare».
Ma con il federalismo fiscale il contribuente pagherà più o meno?
«Il disegno di legge prevede che non aumentino né la pressione tributaria né i costi per la finanza pubblica, quindi il saldo sarà zero. Magari qualche contribuente sarà chiamato a pagare qualcosa in più e altri un po' meno: quando si cambiano le imposte non è possibile che tutte le categorie rimangano nella posizione di prima».
La bozza parla di aree metropolitane e province: non c’è il rischio di doppioni e maggiori spese?
«Con la città metropolitana sparirà la provincia, questo ormai è assodato. Però se ne occuperà il disegno di legge di riassetto istituzionale, il nostro compito è limitato al federalismo fiscale. Città metropolitane e province sono citate nella Costituzione: non possiamo far finta che non esistano».
Il sindaco di Torino si è detto sconcertato da una riforma senza numeri, senza i quali è difficile valutarne la bontà.
«Sono d'accordo, alla fine contano i numeri. Ma prima è necessario definire le imposte, valutare il gettito, calcolare il sistema perequativo. Un disegno di legge non dà numeri, non li dava neppure la bozza del governo Prodi».