La legge dei centesimi per una volta ha tradito i grandi

I l nuovo campione del mondo di superG Patrick Staudacher è stato giustamente onorato e celebrato, in pochi però hanno fatto notare che la classifica della prima gara dei mondiali di Åre è stata fra le più imprevedibili della storia, con sul podio, oltre all'azzurro che occupa la 18ª posizione nella graduatoria di coppa del mondo della specialità, i due quasi trentacinquenni Strobl e Kernen, 13° e 17° nella stessa graduatoria, entrambi quarta scelta delle rispettive nazionali. Il superG ha insomma dato gloria a tre atleti che nessuno avrebbe pronosticato a medaglia, perché l'Italia aspettava Fill, l'Austria Maier, Scheiber e Gruber (tutti saliti sul podio in coppa almeno una volta), la Svizzera Cuche, Defago e semmai Zurbriggen, mentre Strobl e Kernen hanno dovuto conquistarsi il posto nel quartetto dopo prove di selezione che hanno escluso Walchhofer e il bronzo olimpico della specialità Ambrosi Hoffmann.
Non per niente, Bruno Kernen, felice per il quinto podio importante della sua lunga carriera (ai grandi appuntamenti lui non sbaglia mai...), ha dichiarato che Didier Cuche avrebbe meritato questa medaglia molto più di lui, visti i risultati del passato (27 podi in coppa contro 7, di cui tre in combinata).
Cuche ad Åre è finito quarto a pari merito con l'austriaco Gruber, il suo distacco da Kernen è stato di un piccolo, misero, ineffabile centesimo, il classico centesimo che può cambiare una carriera e che con lui sembra accanirsi in modo davvero crudele. Solo negli ultimi due mesi, in coppa del mondo, Cuche ha perso la discesa di Bormio per 1/100 e quella della Val Gardena per due, è stato secondo anche a Beaver Creek per 15/100 e a Wengen per «ben» 65. Per meno di un secondo insomma ha lasciato sul campo quattro vittorie, quelle che possono fare la differenza fra un campione e un simpatico atleta svizzero che sarà ricordato forse più per i numeri circensi che fa con i suoi sci al traguardo che per i risultati, pur ottimi. E Cuche non è certo l'unico a poter recriminare dopo il superG mondiale. Che dovrebbe dire Mario Scheiber, l'austriaco che a 18 secondi dal traguardo era secondo a 7/100 da Staudacher e che per un banale arretramento ha perso linea e tempo, finendo 11° a 17 centesimi dal podio? Cronometro crudele anche con Hermann Maier, settimo a 4/100 da Kernen: uno sbuffo di neve in meno e il mitico Herminator sarebbe stato celebrato come un leone immortale. La sua gara è stata invece liquidata con aggettivi come «deludente» o «negativa».
È la dura legge dello sport, che celebra i vincitori e ignora gli sconfitti, salvo scoprirli nel giorno dell'impresa che cambia la loro vita.