Legge elettorale, Casini con Fi e Pd

Il leader Udc scarica Fini ("Vuole il referendum") e chiede piccoli correttivi alla bozza di riforma: "Il modello tedesco? Ideale"

Roma - La trattativa sulla legge elettorale entra nel vivo. E con la morsa del referendum che inizia a stringersi e a seminare timori sempre più forti tra i piccoli partiti, i contatti tra i leader si fanno concitati e sempre più mirati» alla chiusura di un accordo.
Alla fine di una giornata ricca di sorprese e colpi di scena è Pier Ferdinando Casini a fare la mossa del cavallo e a regalare spiragli di accordo alla coppia Berlusconi-Veltroni. «È importante recuperare un dialogo e un confronto sulle cose concrete nel centrodestra» dice il leader dell’Udc da Roccaraso. «C’è stato nell’ultimo anno un eccesso di polemiche che non ha fatto bene, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Per quanto ci riguarda, la stagione delle polemiche è finita. Io sono disposto a incontrare Berlusconi appena sarà disponibile, nei prossimi giorni».

Il desiderio di tornare a giocare un ruolo centrale nella trattativa sulla legge elettorale è evidente. E così Casini chiarisce che la sua politica di interposizione verso i leader di Forza Italia e Pd è finita. «Non sono tra quelli che vogliono mettere i bastoni tra le ruote a questo accordo, sono tra quelli che vogliono migliorarlo. Anzi credo che un’intesa con Forza Italia, Pd e Rifondazione sulla bozza Bianco sia vicina». Certo, rimane l’esigenza di apportare alcune modifiche, sostiene, ma «piccole» perché l’impianto tedesco va bene. «È quello il nostro modello. Certo, i tempi stringono e penso che ognuno dovrà fare la sua parte per evitare di arrivare al referendum proposto da Fini che finirebbe per creare un falso bipartitismo».

L’Udc, insomma, spariglia le carte nel dibattito sulla legge elettorale. Fa sapere che ritiene imprescindibile lo sbarramento al 5% e il riparto nazionale dei voti. Ma si dice disposto a cedere su altri punti cari al Pd e a Forza Italia, non escluso un piccolo premio di maggioranza per i partiti più grandi. Una svolta rispetto alle premesse dei giorni scorsi, proprio nel giorno in cui Giorgio Napolitano fa sapere che il 23 gennaio interverrà in Parlamento, a Camere riunite, per parlare dell’ordinamento costituzionale italiano e delle riforme. Ma, nonostante questo passo in avanti, bisognerà vedere, nei prossimi giorni, come questa manifestazione di buona volontà acquisterà sostanza. Per la bozza Bianco l’iter sembra comunque in salita.

Ci sono le critiche dei piccoli della maggioranza, dalla Sinistra democratica, ai verdi, passando per l’Udeur e l’Italia dei valori. Ma anche lo stupore di An rispetto all’atteggiamento dell’Udc. In mattinata, infatti, un incontro tra Gianfranco Fini e Altero Matteoli da una parte e Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa dall’altra aveva generato l’equivoco che tra An e Udc si stesse delineando un asse comune sulla legge elettorale. Al contrario la linea pro referendum del partito di via della Scrofa mal si concilia con la volontà centrista di chiudere un accordo in Parlamento. E così, se da una parte Casini si ritrova ad aprire spiragli verso i «grandi», dall’altra An torna ad attaccare il presunto accordo tra i leader dei maggiori partito. «Berlusconi deve chiarire se l’accordo con Veltroni c’è o non c’è» dice Altero Matteoli. «Non si può stare la mattina nel centrodestra e la sera fare accordi con Veltroni. Per noi la Bozza Bianco non è un punto di partenza, anzi è un punto di partenza inaccettabile».

Se i partiti continuano la loro partita a scacchi, in Parlamento, nella Commissione Affari costituzionali del Senato, si avvicina il voto - previsto per martedì della prossima settimana - con cui verrà adottato il testo base della Bozza Bianco. Un pronunciamento che avverrà in concomitanza con la decisione della Consulta sull’ammissibilità dei quesiti referendari e che darà ufficialmente il via al conto alla rovescia verso la nuova legge elettorale.