Legge elettorale, Forza Italia e An: sì al dialogo ma il referendum va avanti

Gli azzurri chiederanno incontri sulla riforma elettorale a tutti i partiti e ai rappresentanti del Comitato promotore deil referendum. Fibrillazione tra i partiti minori del centrosinistra

Roma - La legge elettorale torna a infiammare il dibattito politico italiano. Silvio Berlusconi detta la linea ai suoi, dando il via libera “ad un dialogo con i partiti” del centrosinistra. In una nota firmata da Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto si annuncia che Forza Italia “dalla prossima settimana chiederà incontri sul tema della riforma elettorale a tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento nonché ai rappresentanti del Comitato promotore dei referendum sulla materia”. Queste le condizioni: rendere più forte ed efficiente la democrazia dell'alternanza e provare ad assecondare lo spontaneo processo di aggregazione partitica. Ieri Bondi aveva dichiarato che Forza Italia è disposta "a sostenere con tutta la sua forza politica il referendum sulla legge elettorale, per preservare il bene dell’alternanza e la volontà dei cittadini".

La mossa del Cavaliere fa innervosire la Lega: “A noi piace il sistema proporzionale – dice Roberto Maroni - ma il tema della riforma elettorale non è una priorità della Lega. Siamo disponibili a discutere ma il punto che ci sta più a cuore è quello del federalismo fiscale”. Adolfo Urso (An) dichiara che “bisogna lavorare per salvaguardare il bipolarismo”. La soluzione la prospetta Gianfranco Rotondi (Nuova Dc): “Chiedo a Berlusconi e Prodi di fare una dichiarazione congiunta di sostegno ai referendum”.

Il politologo Gianni Baget Bozzo coglie un parallelismo fra il referendum elettorale e il “patto della crostata” che fu concluso nel 1997 a casa di Gianni Letta fra Pds e Ppi da una parte, Forza Italia ed An dall'altra (ma che restò senza esito). “Aveva proprio per oggetto - dice Baget Bozzo - un sistema elettorale pensato per il consenso dei quattro maggiori partiti”. Maurizio Gasparri si batte per il “no all'inciucio sulla riforma elettorale”, sostenendo la necessità di un patto trasversale in difesa del bipolarismo.

Preoccupato per il referendum è il ministro dell’Istruzione Beppe Fioroni (Margherita): “Il referendum creerebbe una situazione peggiore di quella attuale, riducendo ulteriormente gi spazi di partecipazione dei cittadini. Il referendum deve andare avanti nel momento in cui si chiede agli italiani una firma dicendo non soltanto che si vuole modificare la legge elettorale ma come si intende modificarla”.

Denuncia il rischio d’inciucio il ministro Clemente Mastella (Udeur): “Sento puzza di accordo sottobanco”. Per il Guardasigilli l'inciucio sarebbe dietro l'angolo, per “impedire la nascita del nuovo centro. Ma io - ammonisce Mastella - non mi faccio uccidere in culla”. Il Guardasigilli se la prende in particolare “con i cervelloni referendari che hanno visto fallire il bipolarismo e ora ci provano con il bipartitismo. Così - afferma - Segni e Parisi seppelliscono l'Unione. Tutto l'Ulivo è metà della coalizione e vuole uccidere l'altra metà. Neanche la legge fascista Acerbi arrivò a tanto”.