Legge elettorale per i cittadini

La legge elettorale è uno di quegli argomenti che provocano l'eccitazione dei partiti che sono alla ricerca di più potere mentre fanno accapponare la pelle ai cittadini per l'astrusità delle formule che occultano i giochetti particolari.
La ripresa del dibattito a fine anno ha tuttavia manifestato segni incoraggianti, almeno al momento. Il presidente Napolitano ha opportunamente esortato a un accordo tra maggioranza e opposizione sulla regola elettorale. La leadership di Forza Italia ha lodevolmente indicato il duplice obiettivo di evitare gli interessi particolari e salvaguardare il bipolarismo. I Democratici di sinistra hanno colto l'occasione per svincolarsi dal vicolo cieco in cui l'attuale «legge-porcata» ha confinato un po' tutti.
Non voglio qui entrare per l’ennesima volta nella modellistica dei sistemi ma solo indicare gli obiettivi principali che dovrebbero essere perseguiti da tutte le forze politiche che tendono a un buon funzionamento della democrazia e ad un felice rapporto tra cittadini e istituzioni.
Il primo obiettivo sta nella scelta del leader e delle forze che devono governare il Paese ad affidarsi direttamente al voto dei cittadini e non alle cangianti combinazioni parlamentari. Il secondo riguarda il fatto che devono essere gli elettori e non i partiti a scegliere oltre al simbolo preferito anche la persona da eleggere. Il terzo obiettivo riguarda la necessità di una ragionevole riduzione della frammentazione di partiti, gruppi e gruppetti, spesso senza altra ragione che non sia la spartizione del potere e del denaro pubblico.
Questi tre obiettivi possono essere perseguiti in tanti modi diversi. La scelta del sistema elettorale non può essere confinata alle dispute ideologiche. Certo è che i sistemi maggioritari (non il premio di maggioranza) sono molto più indicati a garantire la governabilità di quanto lo siano i sistemi proporzionali; e i collegi uninominali sono molto più adatti per scegliere la persona oltre che il partito di quanto lo sia il voto di preferenza, fonte di clientelismo (e corruzione) oltre che di dispendio di denaro.
Lo scontro, in questo momento, è tra i partiti grandi, che tendono alla semplificazione, e i partiti piccoli, che difendono la differenziazione ad oltranza, in entrambe le coalizioni. Ma è soprattutto l'Udc che vuole erodere il bipolarismo per ricostituire una forza centrista in grado di giocare da entrambe le parti secondo un disegno che è stato già malauguratamente assecondato dalla Casa delle libertà con il ripristino della sgangherata proporzionale.
Dietro l'Udc si muove la pletora di piccoli e medi partiti - a cominciare da Rifondazione comunista fino all'Udeur e alla Lega - che vogliono massimizzare il loro valore marginale anche a costo di alimentare trasformismi e ingovernabilità, oltre che le diverse forze di sinistra che sono ideologicamente legate alla supremazia della rappresentatività sulla governabilità.
È falso considerare quello tedesco un sistema misto: la sua logica è interamente proporzionale. Anche il referendum è una porcata perché darebbe vita - e pochi se ne sono accorti - a una «legge Acerbo» al quadrato, cioè a un imbroglio «fascistissimo» che fa impallidire tutti i premi di maggioranza. Perciò la speranza che tutti dovremmo nutrire è che si produca un sussulto di responsabilità politica capace di unire quanti hanno a cuore non solo il destino elettorale dell'Italia.
m.teodori@mclink.it