Legge elettorale, l’Unione frena il Professore

da Roma

Una legge elettorale nuova, bipartisan, maggioritaria, da fare subito anche se potrà andare in vigore a tempo debito. Romano Prodi lancia il sasso nello stagno ferragostano e subito si alza un coro di dubbi dalla Cdl e di timori nell’Unione. «Sostengo il maggioritario - dice il ds Luciano Violante - perché aiuta il bipolarismo». Il Pdci, con Marco Rizzo, pone però due paletti: «Deve essere condivisa da tutti e non deve essere il killer di nessuno». Mentre l’Idv Felice Belisario spiega che «bisogna cambiare la legge elettorale in modo condiviso, evitando furbate e lavorando su un sistema semplice che garantisca pluralismo e governabilità». Anche Enrico Buemi, della Rosa nel Pugno, è d’accordo con il modificare il sistema elettorale, purché «con il consenso ampio dell’opposizione».
Ma se nell’Unione si discute sul da farsi, dalla Cdl arrivano i primi stop: per il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto, «siccome Prodi sa di guidare un governo fragilissimo» allora «mira a cambiare le regole del gioco». Dello stesso avviso il capogruppo al Senato Renato Schifani: «Prodi vuole cambiare la legge elettorale? Come tutti sanno, questa normativa si cambia a fine legislatura. Quindi il Professore sa di essere arrivato a fine corsa». Un «no» secco arriva da An. «Francamente - spiega il portavoce del partito Andrea Ronchi - di una modifica della legge elettorale non se ne sente il bisogno». E se proprio si deve fare, allora An pone due paletti: «Bipolarismo e presidenzialismo». Infine, l’Udc Mario Baccini avverte: «Non si tocchi il proporzionale, ma si usi l’unica legge elettorale apprezzata da tutti, ovvero quella dei Comuni».