Legge elettorale, via le liste bloccate Amato: "Il referendum? Un utile scossone"

Il testo elaborato dal
presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Enzo Bianco, prevede l'assegnazione del 90% dei seggi su base proporzionale con premio di maggioranza del
10%. Sbarramento al 4%. Cdl all'attacco: troppe proposte in una bozza<br />

Roma - Sistema proporzionale, collegi uninominali, sbarramento del 4%, premio di maggioranza del 10% per chi ottiene almeno il 40% dei voti, fine delle liste bloccate pur senza il ritorno alle preferenze. È il contenuto della proposta di lavoro per un testo base avanzata dal presidente della commissione Affari costituzionali, Enzo Bianco.

I rappresentanti dell’opposizione non hanno gradito la bozza di testo base, che per il leghista Roberto Calderoli, è "un modo abusivo di portare al Senato la proposta di Dario Franceschini alla Camera", mentre Domenico Nania e Learco Saporito di An parlano di "rischio di ulteriore frammentazione del sistema". E l’azzurro Andrea Pastore, dopo un primo esame della proposta commenta: "Non mi pare ci siano le basi per un confronto serio".

La novità, però, è rappresentata dalla "disponibilità personale" avanzata dall’ulivista Giannicola Sinisi a "portare in sede al gruppo un contributo affinché si prenda in considerazione la possibilità di far convergere la proposta Bianco sempre più verso un sistema tedesco". La presa di posizione giunge una settimana dopo la proposta di riforma della legge elettorale avanzata proprio dall’Ulivo al Senato e impostata sul modello francese del doppio turno.

La Cdl all'attacco È un "franceschellum" mascherato, aumenta la frammentazione, è una nuova ipotesi che allunga i tempi: la Cdl si scaglia contro il testo di lavoro presentato oggi. "Su questa base - scandisce il più duro di tutti, l’azzurro Carlo Vizzini - non ci sono le condizioni nemmeno per aprire il dibattito". A fargli coro il collega di partito Lucio Malan: "Se è, come parrebbe, una sorta di 'provincellum' noi siamo contrari, l’abbiamo già detto". In più, per l’altro azzurro in commissione, Andrea Pastore, non essendo ancora depositato un testo base "si allunga il lavoro e non si arriva ad un confronto serio sulle norme visto che ci sono diverse ipotesi nella bozza. C’era stato un consenso sull’ipotesi di Calderoli, ma a quanto sembra il testo è molto diverso". Per il leghista Calderoli, vicepresidente del Senato, in realtà la bozza assomiglia all’ipotesi Franceschini, per cui "c’è stato un abuso di ruolo da parte del relatore che può formulare proposte sulla base dei disegni esistenti, ma non portare un testo che è alla Camera".

Critica anche An. "È una proposta veramente strana - attacca Domenico Nania - che ha l’assoluta originalità di consentire a qualunque formazione politica che prenda tre seggi in tre circoscrizioni di superare lo sbarramento: di fatto così consente anche a forze politiche che hanno lo 0,2-0,3% di partecipare al riparto nazionale dei seggi. Andiamo alla moltiplicazione dei partiti: è una situazione paradossale, passeremo da 70 a 7000 partiti".

Amato: "Dal referendum può venire un utile scossone" La migliore legge elettorale per l’Italia, secondo Giuliano Amato, sarebbe un doppio turno alla francese, magari corretto con un "diritto di tribuna", ma è un obiettivo difficilmente raggiungibile e l’unico traguardo realistico prima del referendum è correggere "i difetti più vistosi della legge attuale". Amato lo dice durante un colloquio con Gianfranco Fini che compare sull’ultimo numero di "Italianieuropei". Rivolto a Fini, Amato spiega: "Penso, come te, che il massimo che si possa ottenere prima del referendum sia la correzione dei difetti più vistosi della legge attuale. Il problema è che non sono sicuro che si arrivi a correggere quello che secondo me è il difetto più evidente e che sopravvivrebbe allo stesso referendum: le liste dei candidati (quindi degli eletti) stabilite dai vertici dei partiti".

"Referendum? Scossone utile" "Penso che uno scossone possa far bene, sia che se ne prenda atto prima sia che se ne prenda atto dopo". Peraltro, aggiunge Amato, "vedo anche una campagna referendaria assai aperta, perché chi chiederà il sì all’abrogazione della legge, lo chiederà in nome del potere del cittadino contro il potere dei partiti. Ma chi farà campagna per il no potrà far constatare agli elettori che, a seguito del referendum, i partiti, anziché scegliere ciascuno una sua lista, sceglieranno tutti insieme due listoni, col risultato di rendere il potere degli elettori ancora più problematico di prima. Può darsi che una campagna referendaria così possa comunque servire non a una santificazione del risultato referendario, ma una presa d’atto degli stessi inconvenienti che esso genera che serva da sprone per le forze politiche affinché cambino finalmente la legge".