Legge elettorale, la maggioranza teme imboscate in aula

Roma. «Ho parlato di miglioramenti, non di correzioni». A Montecitorio, seppure a suo modo, Roberto Calderoli (nella foto) conferma la disponibilità a «recepire modifiche» al testo che riforma la legge elettorale delle Europee licenziato dagli Affari costituzionali e ora in discussione in aula. D’altra parte, spiega il ministro della Semplificazione, si tratta di «una materia di competenza parlamentare» e anche il tempo per trattare non manca visto che il voto definitivo dovrebbe arrivare verso il 10 novembre. Il punto è capire fin dove ha intenzione di spingersi la maggioranza. Sia nelle «concessioni» sulla soglia di sbarramento o, magari, sull’introduzione di una preferenza, che nella fiducia verso Walter Veltroni. Il timore che si sta facendo largo in queste ore, infatti, è che il Pd stia lavorando per affossare il testo direttamente in aula. Ovviamente «a sorpresa». Mentre Calderoli apre, infatti, passeggiando in Transatlantico il sottosegretario Aldo Brancher non nasconde le sue perplessità sulla disponibilità del Pd che «ormai da un mese si è chiuso a riccio». Insomma, fino a qualche settimana fa sembrava che sulla legge elettorale europea Berlusconi e Veltroni avessero posizioni piuttosto vicine mentre oggi la situazione è fluida. Con l’incognita del voto segreto sull’emendamento che riguarda le preferenze. Dove, parole del vicepresidente degli Affari costituzionali, «può succedere di tutto». Traducendo: il rischio che sul primo voto segreto della legislatura si scarichino le tensioni dei delusi del Pdl (chi ambiva magari a una presidenza di Commissione) è alto, basta guardare i numeri con cui è stato eletto alla Consulta Giuseppe Frigo. E il timore, spiega un ministro del Pdl, è che il Pd «pensi di usare questo voto per infliggere una sconfitta al governo». Andare sotto sulla legge elettorale, infatti, non sarebbe cosa da poco.