Legge elettorale, il modello è il sistema delle provinciali

Resterebbero i collegi uninominali. Ancora dubbi, invece, sul premio di maggioranza

da Roma

Nella Casa delle libertà la voglia di proporzionale continua a crescere. E quella parola un tempo proibita, trattata alla stregua di un salvacondotto verso il passato, come lo spartiacque ideale e invalicabile tra Prima e Seconda Repubblica, viene pronunciata con sempre maggiore nitidezza e convizione.
La partita della modifica della legge elettorale si sta insomma ufficialmente giocando. Su una condizione, però, quasi tutti i partiti della Cdl non sono disposti a transigere: l’impegno e la promessa che il bipolarismo non venga toccato. Perfino An ora è possibilista: «Tutto è aperto, la discussione è cominciata», è il ragionamento che viene fatto a via della Scrofa indicando le parole che Fini pronuncerà alla riunione della direzione nazionale del 28 come punto fondamentale di snodo. Lo stesso Silvio Berlusconi ammette che «nella Cdl non ci sono contrasti» e che «i tempi ci sono». Il premier, insomma, vorrebbe procedere e varare un sistema che riecheggi quello delle elezioni provinciali, con il mantenimento dei collegi uninominali. Con due possibilità: quella di inserire un premio di maggioranza oppure non prevederlo, secondo il vecchio meccanismo per l’elezione del Senato. Berlusconi su un altro punto è stato chiaro parlando con i suoi deputati: «Qualora dovessimo scegliere di tornare al proporzionale saremmo obbligati a fissare uno sbarramento. Altrimenti si riproporrebbe l’immagine del ritorno al passato».
Se la posizione dell’Udc, primo a schierarsi per il proporzionale, è nota, come del resto quella del Nuovo Psi, solo la Lega, con Roberto Maroni, insiste a dichiararsi fredda sulle modifiche in senso proporzionale. L’argomento viene, insomma, affrontato nella maggioranza con grande cautela visto che nessuno è in grado di prevedere l’approdo definitivo. Dire, quindi, quale sia la formula migliore al momento è prematuro: il modello utilizzato per le elezioni provinciali è quello più gettonato ma altri preferirebbero il modello tedesco. La partita, è ovvio, si intreccia anche con quella del nuovo partito del centrodestra. Anzi, le due cose procedono a braccetto perché legate alla questione leadership. Quello che è certo è che il tentativo della Cdl di provare a intrecciare rapporti sul terreno della legge elettorale con una parte importante dell’opposizione sembra essere decisamente in salita. «Ci sono tanti desideri al mondo - è il commento ironico di Romano Prodi su un eventuale ritorno al proporzionale - ma non dobbiamo mica soddisfarli tutti». Rocco Buttiglione, però, non esclude che il dialogo possa decollare. «Sulla riforma in senso proporzionale negli ultimi giorni Berlusconi ha fatto dei passi in avanti, ora bisogna spingere» sostiene il presidente dell’Udc. «La Lega può accettare il proporzionale, così come si potrebbe dialogare con buona parte dell’opposizione. Oggi non c’è sponda perché tutti temono che alla fine Berlusconi possa tirarsi indietro. Ma se noi dimostriamo che facciamo sul serio sarebbero d’accordo Prc, Verdi, Udeur e due terzi della Margherita». Dal punto di vista tecnico, il presidente dell’Udc spiega: «Credo che un grande partito con tantissime candidature possa attirare più voti di più partiti, con piena libertà di competere tutti contro tutti sulla base di valori condivisi». Il modello da adottare, per Buttiglione, resta quello alla tedesca o, «anche se non è proprio il massimo», quello delle provinciali. Per Forza Italia è, invece, Sandro Bondi a tornare sull’argomento. «Non c’è niente che impedisca di discutere della riforma prima delle elezioni del 2006 - sostiene il coordinatore azzurro - però sono convinto sia necessario un ampio consenso in Parlamento e la tutela del bipolarismo».