Legge elettorale, niente Bicamerale Casini: proporzionale con sbarramento al 5%

"Nessuno ha mai parlato di una Bicamerale". Lo ha chiarito il premier Romano
Prodi rispondendo a chi gli chiedeva se una Commissione parlamentare ad hoc fosse il luogo adatto per il confronto sulle riforme

Roma - “Nessuno ha mai parlato di una Bicamerale”. Lo ha chiarito il premier Romano Prodi rispondendo a chi gli chiedeva se una Commissione parlamentare ad hoc fosse il luogo adatto per il confronto sulle riforme, a cominciare da quella della legge elettorale. Anche Lamberto Dini, della Margherita, valuta come “una battuta” le interpretazioni del discorso del premier che indicavano un'apertura di Prodi alla Bicamerale: “Non è la strada da seguire. Ci sono diversi fallimenti alle spalle - ha commentato - e ed è difficile individuare un ddl di riforma di legge elettorale su cui possa concentrarsi un organismo del genere, per il quale occorre un vasto consenso”. Intanto, in seno al governo, il più indaffarato di tutti nella ricerca di una mediazione necessaria ad approntare l’accordo per la riforma elettorale è il ministro per i Rapporti con il parlamento, Vannino Chiti: “Negli incontri che ho svolto c'erano alcune ipotesi concrete di convergenza, bisogna vedere se ora queste tengono”.

Forza Italia “non si è mai sottratta al dialogo sul cambiamento delle regole e della legge elettorale”, ma al tempo stesso è convinta che “siano sufficienti piccole modifiche alla legge attuale per garantire, con un premio di maggioranza su base nazionale, che anche al Senato ci sia governabilità”. Lo afferma il presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani, chiarendo che sul dialogo gli azzurri non si sono mai tirati indietro. Ampia disponibilità a discutere di riforme anche da Alleanza Nazionale: Il capogruppo di An al Senato, Altero Matteoli, è categorico: “Siamo aperti sulla riforma ma contrari a modifiche della Costituzione che prevedano la doppia lettura ed almeno un percorso di due anni. Gli italiani ci chiedono soluzioni veloci”. Matteoli indica soltanto alcuni paletti da non superare: “Il bipolarismo, l'alternanza, la presentazione di un programma di governo di modo che il cittadino possa scegliere con il suo voto il candidato, la compagine da cui vuole essere governato”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Storace: “Se i senatori di An si schierano contro l'ipotesi veltroniana di riforma della costituzione abbinata alla legge elettorale, ne guadagna il Paese. È sufficiente introdurre il voto di preferenza, visto che nessuno non vuole parlare di riforma democratica dei partiti”.

Il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini, preferisce non addentrarsi sul tema alquanto ostico della Bicamerale: "Lascio volentieri la palla a Fini. Lui sarebbe un ottimo presidente della Bicamerale". Entrando nello specifico Casini dichiara che "il problema non è la legge elettorale, che è in continuazione di quella precedente. Entrambe hanno prodotto duplicazione di partiti. Questo tipo di degenerazione - chiarisce il leader dell'Udc - può essere bloccata con uno sbarramento elettorale. Noi chiediamo una legge proporzionale alla tedesca con uno sbarramento del 5%, e non si possono fare sconti". Il modello tedesco non piace affatto a Willer Bordon (Margherita): Temo che non sia il sistema più adatto a noi. Rischierebbe di riaprire le falle che hanno mantenuto per tanto tempo il nostro sistema in condizioni di ambiguità. Noi vogliamo una democrazia dell'alternanza con regole e con una cultura fortemente bipolare. Io propendo per un sistema uninominale maggioritario".

Castelli: Bicamerale? Ipotesi ridicola Per il capogruppo al Senato della Lega Nord, Roberto Castelli, se mai sia stata in campo, la Bicamerale è un'ipotesi "ridicola, un trucco che serve solo ad allungare una legislatura moribonda". Tuttavia, Castelli non esclude l'opportunità di rimettere mano alla legge elettorale. "La Lega chiede una legge che garantisca la rappresentatività in Parlamento. Poi sul sistema si può discutere, noi abbiamo sempre detto che, con opportuni ritocchi, quello attuale potrebbe continuare ad andar bene".

Nella maggioranza c’è anche chi propone due leggi elettorali diverse, una per la Camera e l’altra per il Senato: “Credo che la cosa da fare – dichiara il presidente della Commissione Affari costituzionali, il diessino Luciano Violante - sia differenziare le funzioni della Camera e del Senato, come in tutti gli altri Paesi avanzati, attribuendo al Senato la funzione di governo dei rapporti tra Stato, Regioni ed autonomie locali ed alla Camera il potere di dare e togliere la fiducia ai governi. A questo punto – sottolinea Violante - si può pensare ad una legge elettorale maggioritaria per la Camera, dove occorre una maggioranza certa scelta dagli elettori e ad una legge elettorale rigorosamente proporzionale per il Senato che dovendo invece rappresentare Regioni, e autonomie locali ha bisogno di rispecchiare esattamente le forze presenti nel Paese”. Per fare questa riforma, però, occorrerebbe una modifica della Costituzione e i tempi, giocoforza, sarebbero molto lunghi. Il problema, ovviamente, la maggioranza non se lo pone, visto che, nonostante la crisi del governo Prodi, spera di durare il più a lungo possibile.