Legge elettorale Con nuove regole addio bipolarismo

Tutti coloro che vorrebbero sbarazzarsi di Berlusconi e dare vita ad un governo tecnico, senza sottoporsi al verdetto democratico degli elettori, ricorrono all’argomento dell’assoluta necessità di modificare l’attuale legge elettorale.
L’obiettivo è duplice: da un lato spedire all’opposizione chi ha vinto le elezioni sostituendolo con un governo delle opposizioni, dall’altro lato modificare le regole elettorali a proprio vantaggio prima di convocare nuove elezioni.
Il cambiamento della legge elettorale viene presentato in modo tale da far presa in molti cittadini, che sono critici nei confronti del ruolo e della vita interna dei partiti.
Le segreterie dei partiti - si ripete - scelgono i parlamentari, i quali perciò sono dipendenti da chi li sceglie e non hanno alcun rapporto con gli elettori e il territorio.
Prima di prendere in esame le eventuali correzioni di questa legge, che il senatore Quagliariello ha in parte anticipato, vediamo quali sono le proposte provenienti dal fronte trasversale che punta alla costituzione di un governo tecnico allo scopo di mutare la legge elettorale.
In particolare, si propone di abolire il premio di maggioranza, di reintrodurre il sistema delle preferenze e infine di ricostituire i collegi uninominali. Se queste soluzioni venissero accolte, il risultato sarebbe catastrofico per la democrazia e per la tenuta unitaria dello Stato italiano. Con l’eliminazione del premio di maggioranza, si abolirebbe radicalmente il bipolarismo, cioè il sistema dell’alternanza vigente in tutti i Paesi democratici, con il ritorno al predominio della partitocrazia. Attraverso la reintroduzione delle preferenze, il sistema politico, privato del bipolarismo e dei grandi partiti che nel passato garantivano un minimo di disciplina e di ordine, alimenterebbe tutte le forme di corruzione legate alla raccolta e all’organizzazione del voto di preferenza. Oltre a questa conseguenza, che sarebbe devastante nelle regioni del Mezzogiorno ma non solo, i partiti potrebbero dimenticarsi di eleggere in Parlamento giovani e donne di valore. Il voto di preferenza non premia certamente i giovani e le donne, bensì coloro che, a livello locale, detengono il potere e hanno la possibilità di raccogliere fondi a favore della propria candidatura. Se dovessimo tornare infine ai vecchi e già sperimentati collegi uninominali, l’Italia rischierebbe davvero la spaccatura della propria unità nazionale, dividendosi in tre aree di influenza politica: il Nord della Lega, il Centro della sinistra e il Meridione dei notabili locali e dei movimenti secessionisti. Davvero un bel risultato per chi propone il cambiamento della legge elettorale al fine di ridare la parola ai cittadini e toglierla alle segreterie dei partiti.
*Ministro ai Beni culturali
e coordinatore nazionale Pdl