Legge elettorale, prove di dialogo Forza Italia apre il confronto

Dopo l'appello di Napolitano e l'apertura di Prodi il centrodestra lancia segnali di distensione sulla modifica alle norme che regolano il voto. Bondi annuncia una serie di confronti con tutte le forze politiche, Casini pensa ad "aggregare i moderati"

Roma - Napolitano chiama. Il Parlamento risponde. La sollecitazione al dialogo del Capo dello Stato e l'apertura di ieri alla Cdl del presidente del Consiglio, Romano Prodi ("Bisogna avere un dialogo con l'opposizione, e io voglio farlo") vengono accolte positivamente dai due schieramenti, anche se tra i tanti temi toccati nel messaggio da Giorgio Napolitano, i poli si soffermano prevalentemente sul richiamo ad un accordo sulla legge elettorale.

Da parte di Forza Italia Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto raccolgono la sollecitazione di Napolitano e annunciano per la prossima settimana "un giro di incontri con tutte le forze politiche" presenti in Parlamento sul tema della riforma elettorale che, a loro avviso, deve basarsi su un rinnovato bipolarismo. Nella maggioranza, però, non tutti sono favorevoli alle "larghe intese", soprattutto i piccoli partiti dai quali si registra una levata di scudi perché, avverte Mauro Fabris dell'Udeur, queste "strane prove d'intesa mettono a rischio la tenuta della maggioranza di governo già dalle amministrative". Anche per i Verdi è necessario cambiare la legge elettorale, ma questo "dovrà essere fatto tenendo unita la maggioranza, quindi - spiega Angelo Bonelli - trovando prima un'intesa nell'Unione e poi confrontarsi con la Cdl". Per l'Ulivo risponde Marina Sereni, vicepresidente del gruppo alla Camera, spiegando che "nessuno pensa al dialogo come strumento per dividere l'opposizione. La sfiducia nella politica che potrebbe derivare da quelle guerre tra nemici di cui ha parlato il presidente Napolitano, è un male per tutte le forze politiche, da qualsiasi parte stiano".

Dall'opposizione si registra l'apertura condizionata di Forza Italia che si dice disponibile a un confronto con la maggioranza per la riforma della legge elettorale, "a patto che - sottolinea Sandro Bondi - non si perseguano interessi particolari e di parte e non si voglia mettere da parte il traguardo del bipolarismo". Per L'Udc, che sostiene il sistema proporzionale con sbarramento al 5%, "in ballo c'è l'interesse generale del Paese. Non è un problema di forma, ma di sostanza - spiega il segretario Lorenzo Cesa -. Crediamo si debba procedere alla riforma di questa legge elettorale che, così com'è, non rispetta l'esatta conformazione delle espressioni politiche presenti nel Paese". Mentre Pierferdinando Casini annuncia: "Lavorerò per una legge che favorisca l'accorpamento dei moderati». Non la pensa così la Dc di Gianfranco Rotondi, secondo cui la legge elettorale "va bene com'è. Siamo disposti al confronto - spiega il segretario centrista - alla sola condizione che non si parli più neppure di collegi uninomali".