Legge elettorale, in rivolta i piccoli partiti dell'Unione

Ds e Margherita riscoprono il doppio turno, i partiti minori s'infuriano. Prodi cerca di mediare e promette tempi brevi. La "Babele della sinistra" spiana la strada al referendum

Roma - Per l’Udeur ormai la maggioranza è al «liberi tutti », per Roberto Villetti, Rnp, «l’Ulivo, Ds e Margherita lavorano consapevolmente o inconsapevolmente per una crisi di governo». Franco Giordano di Rifondazione parla di stato confusionale della maggioranza e si dichiara «sconcertato di fronte alla sconfessione dell’orientamento deciso dai gruppi parlamentari ». È scontro aperto dentro il centrosinistra sulla riforma elettorale dopo la bozza presentata dall’Ulivo, Margherita e Ds, che lanciano sul tavolo degli incontri tra Prodi e i vertici di tutti i partiti, la proposta del maggioritario a doppio turno comemodello di legge elettorale. Una linea completamente diversa dalla bozza definita dal ministro alle Riforme, il ds Vannino Chiti, che propone una sorta di modello simile a quello per le regionali con un maggioritario su base nazionale, trovando un’intesa con la proposta avanzata dal leghista Roberto Calderoli. I due si sono incontrati sino a ieri, poco prima che Prodi portasse a compimento i colloqui con i vertici di tutti i partiti. Alla fine dei quali il premier evita di mettere l’accento sulle differenze e annunzia che Chiti «relazionerà attraverso una bozza di lavoro che terrà conto delle posizioni emerse come contributo al dibattito delle commissioni competenti». E promette «tempi strettissimi» per rispondere all’appello del presidente della Repubblica. Sono soprattutto i «piccoli » a insorgere, sino a minacciare, come fa Angelo Bonelli dei verdi, che questa proposta «mette a rischio la coalizione dell’Unione». O come ormai ripete da giorni Clemente Mastella: «Se si fa una legge elettorale a doppio turno, a immagine e somiglianza di Margherita e Ds, per quanto mi riguarda il governo non c’è più». Cercano di calmare le acque i leader dei Ds e dei Dl. Francesco Rutelli ribadisce che per il suo partito si tratta di una posizione che risale al 1996: «Ci mancherebbe che non possiamo dire quello che pensiamo». Ma aggiunge subito che i Dl «sono un partito responsabile e sono disponibili al confronto in Parlamento per trovare un’intesa ampia». Anche Piero Fassino richiama il Parlamento sostenendo che non sarà facile fare approvare una legge elettorale che vada bene a tutti visto che «il Parlamento è figlio della frammentazione politica». Ma aggiunge che bisogna costruire una legge che vada bene sia ai grandi partiti che ai medi che ai piccoli: «La legge va approvata in Parlamento bisogna quindi fare i conti con queste forze politiche». Per il segretario dei Ds la cosa più importante è evitare che la legge venga approvata da colpi di maggioranza. «La babele dell’Unione» spiana ovviamente la strada al referendum come sostengono Adolfo Urso di An e gli altri referendari. Tra questi anche Maurizio Gasparri: «Se non c’è la possibilità - afferma - di una riforma che aggiusti il sistema attuale in direzione bipolare con premio di maggioranza, l’unica via è quella del referendum». E se il Prc chiede compatto a Prodi di ottenere il rinvio dell’inizio della raccolta delle firme per il referendum, il ministro Parisi, con una sua intervista oggi all’Espresso, spiega che «appare più evidente la volontà di evitare il referendum (di cui è tra i firmatari, ndr) che la volontà di dar seguito al giudizio radicalmente negativo sull’attuale Porcellum». Legge che secondo Parisi espone il governo ai ricatti dei partitini. E sulla riforma rilancia: «Nessuno ha visto ancora le proposte di cui si parla, quello che si capisce è che se i partiti sono deboli, queste proposte appaiono, ahimè, debolissime ». A dare ragione al ministro Parisi sono le affermazioni di Rifondazione. Per Gennaro Migliore infatti «il lavoro avviato da Chiti si è interrotto». Rimane adesso solo la via parlamentare, dove il Prc «cercherà le alleanze sul sistema tedesco, sia con i partiti di maggioranza che di opposizione ». La pensa diversamente Anna Finocchiaro, ds, che assicura: «La bozza Chiti non è da accantonare. Ora si passa al lavoro del Parlamento, e il lavoro di Chiti è utile e prezioso per la ricerca di una posizione condivisa». Ma intanto Mauro Cutrufo capogruppo Dc al Senato annuncia: «In merito alla legge elettorale abbiamo trovato una soluzione che accontenta le esigenze di tutti evitando il referendum».