«La legge ex Cirielli rispetta la Costituzione»

«La giustizia non significa processi interminabili»

Emanuela Fontana

da Roma

La legge ex Cirielli è «conforme alla Costituzione Ue» e alla legge italiana. La parola fine sulla presunta illegittimità della legge numero 251 del 2005 sbandierata dai tanti oppositori l’ha posta la Corte di Cassazione. La promozione del provvedimento che rimodula il meccanismo della prescrizione è su due fronti: sia dal punto di vista della legislazione europea, sia da quello dei dettati della Corte Costituzionale. Non sarà comunque l’ultimo pronunciamento in materia, visto l’interesse e le polemiche che suscita la 251 a poco più di un mese di vita.
La patente di legittimità per una delle leggi del governo Berlusconi più contestate dalla sinistra è arrivata dopo un ricorso su un caso di giustizia locale. L’avevano presentato gli avvocati della Regione Umbria, che avevano impugnato la ex Cirielli davanti alla Suprema Corte perché la inviasse alla Consulta in un processo che vedeva imputati di truffa aggravata tre componenti della Giunta comunale di Bettona, in provincia di Perugia, e un ingegnere, accusati di aver ingannato la Regione Umbria per ottenere dei fondi e ristrutturare un convento che, in realtà, era già stato restaurato.
Il parere è quanto mai super-partes, dal momento che a scrivere le nove pagine della sentenza è stato un magistrato di Magistratura democratica, l’ala di sinistra delle toghe, il vicesegretario dell’associazione nazionale magistrati Nello Rossi. Proprio ieri tra l’altro Magistratura democratica ha definito, in un convegno a cui hanno preso parte molti rappresentanti del centrosinistra, la ex Cirielli come una «iniqua legge». La sesta sezione è la stessa che lunedì prossimo dovrà decidere se confermare o no a Cesare Previti la condanna per corruzione a sette anni di reclusione per il processo Imi-Sir. La Cassazione sostiene dunque che la nuova legge è in linea con il progetto di «futura Costituzione europea», nella disposizione che prevede che «se, successivamente alla commissione del reato, la legge prevede l’applicazione di una pena più lieve, occorre applicare quest'ultima». Non ci sono dubbi di incostituzionalità neanche a livello di Costituzione italiana, scrivono gli «ermellini», dal momento che il Parlamento ha la facoltà di «modulare e graduare le modalità di applicazione della legge penale successiva più mite, introducendo le condizioni, i limiti e le eccezioni che ritenga opportuni». «Il fine persecutorio» della giustizia, hanno chiarito i magistrati di piazza Cavour, non può tradursi in un «processo interminabile». La legge che la sinistra ha chiamato spesso ex Salva-Previti e che prevede una prescrizione più lenta per i recidivi e più corta per gli incensurati non produce una disparità di trattamento tra i cittadini imputati per reati identici e dunque non vìola l’articolo 3 della Costituzione, argomenta la sentenza.
Dopo questo parere, ha commentato il presidente dei deputati di Alleanza Nazionale Ignazio La Russa, la sinistra dovrebbe avere «finalmente il buon gusto di smetterla con le critiche pretestuose e demagogiche alla norma in questione». L’ex Cirielli «non è né incostituzionale, né una norma ad personam. Si mettano l’animo in pace».