Una legge per le mille Eluana

Corsa all’iPhone

Siamo tutti ricchi?
Che fatica comprendere come ragiona la gente. In questi ultimi anni le famiglie non riescono ad arrivare a fine mese, i giovani non riescono a mettere su famiglia perché i prezzi degli immobili e i costi dei mutui non sono sostenibili, le nuove generazioni sono composte da chi ha come unica fonte di reddito un lavoro a tempo determinato o da chi non ha proprio alcun contratto perché appartenente al popolo delle partite Iva. È sufficiente, però, che sul mercato appaia un nuovo telefono e tutti questi problemi spariscono come per incanto. Fuori dai negozi si formano le file per essere tra i primi ad aggiudicarsi un iPhone, poco importa se a prezzo pieno e poco importa se tra un paio d’anni varrà quanto vale oggi un normalissimo telefono con telecamera. Improvvisamente la terza settimana e tutti i problemi a essa connessi non fanno più paura, c’è il telefono all’ultimo grido da accaparrarsi e sfoggiarlo con gli amici.

Sull’argomento si è espresso, come sempre alla grandissima, uno dei migliori talenti del «Giornale», Daniele Abbiati. Se non avete letto l’articolo, non sapete che cosa vi siete persi.
Idv: hanno problemi

anche col buonsenso
Com’è noto, le città «vivono», e gli spazi si dilatano o si restringono a seconda delle necessità. Così, a Torino, piazza San Carlo arriva a contenere un massimo di 40mila tifosi in occasione di eventi sportivi, ma la sua capienza sale addirittura a 80mila in caso di manifestazioni sindacali. Il deputato Donadi (Idv) parla di 80mila persone che avrebbero trovato posto martedì scorso in piazza Navona. Che è lunga 270 metri e larga 55. Tenendo conto delle fontane, nonché del palco e di tutto l’ambaradan collegato alla kermesse dipietrista, si arriva a 13mila mq circa. Sei-sette persone per metro quadrato? Evidentemente nell’Italia dei Valori c’è chi ha problemi con la lingua italiana e chi con l’aritmetica e il buon senso.
Giulio Gilli e-mail

Vuole insinuare che Di Pietro non sa fare i conti?
Lodo Alfano/1

È solo l’inizio
Condivido pienamente l’urgenza di un provvedimento che dia garanzia e tutte le alte cariche dello Stato impedendo ai giudici di stravolgere il loro mandato puntando a delegittimare il risultato delle urne e condizionare sempre più gli esecutivi. Non sarà sufficiente bloccare alcuni processi. Occorre rivedere completamente il sistema giudiziario giungendo a una vera separazione delle carriere e delle funzioni e tornando ad imporre ai giudici di fare i giudici e non i politici. La separazione del potere legislativo dal potere giudiziario è fondamentale per una corretta democrazia.
Andrea Peracchio e-mail

Mi pare che ci si stia avviando proprio su questa strada...
Lodo Alfano/2

Legittima difesa
Anni fa un mio interlocutore mi sferrò all’improvviso un violento calcio che però non raggiunse la mia pancia perché fui svelto ad afferrare il piede e a scaraventare a terra il mio avversario. Questi cadendo si ruppe un braccio, fui ritenuto vincitore della disputa e nessuno si sognò di intentarmi causa per lesioni, data l’evidente situazione di legittima difesa. Questo ricordo si attaglia alla perfezione alla situazione attuale del premier. Berlusconi è stato svelto a evitare il calcio partito dalle «toghe rosse», a scaraventare a terra il suo avversario che così si è rotto qualcosa e a dimostrare a tutti che è stato costretto ad agire per legittima difesa. Anzi, il lodo Alfano, che in un Paese normale è il fermo obbligato alle toghe che fanno un uso politico della giustizia, è legittima difesa non solo di Berlusconi e delle altre alte cariche, ma di tutto il popolo italiano.
Ettore Ferrara e-mail

È una norma di civiltà. Si dice: nei Paesi anglosassoni non esiste. Per forza: nei Paesi anglosassoni i pm dipendono dal potere esecutivo...
Condannati: abolire

i permessi premio
Il camorrista pluriassassino Michele D’Agostino ha impietosito il giudice di sorveglianza di un carcere e si è fatto dare il «permesso premio»; così ha ucciso a rivoltellate un tale. Mica in un impeto d’ira: lui, il «meritevole» del premio, aveva una pistola in tasca. Allora, che facciamo? Visto che molti giudici sono portati a impietosirsi, si fa una bella legge: i «permessi premio» sono aboliti e i condannati dovranno scontare gli anni di carcere che restano. Mi sono preso la briga di contarli, i «pentiti con licenza di uccidere» nell’articolo di Chiocci, essi sono ben 38. Non commento oltre.
Luigi Fasce - Genova

Abolire i permessi premio? O gestirli con molta, molta più severità?