Legge, ordine e un pickup per l’ultimo erede di Reagan

Dài gas: Thompson vuole partire. Il pick up è rosso e arrugginito. Però va. Fred carica sul portapacchi valori, tradizioni e patriottismo. Non è ufficialmente candidato alle primarie, ma esce dall’ombra. Si presenta all’America da repubblicano vero, bastione di un’integrità che gli altri candidati non hanno: troppo liberal Rudy Giuliani, troppo mormone Mitt Romney, troppo indisciplinato John McCain.
I sondaggi lo piazzano bene, qualcuno sopra Giuliani, qualcun altro alla pari. Conta sulla spinta della base del partito, tiepida con gli altri candidati. Vogliono un altro Reagan: Thompson vuole esserlo e il cinema c’entra fino a un certo punto. Crea suggestione, stimola ricordi, gioca con la cabala. Certo lui è un attore così come lo era il presidente Ronald e però il richiamo non poggia su un copione o su una ripresa. Fred Thompson lancia la sfida dell’All American: bianco, religioso, contrario all’intervento statale nell’economia, favorevole alla riduzione delle tasse, antiabortista ma anche favorevole alla scelta delle donne, contro i matrimoni gay. L’attore c’è e fa audience: il ruolo del procuratore distrettuale di New York Arthur Branch, nella serie tv Law & order, gli ha dato un successo enorme, le parti in film come Caccia a Ottobre Rosso, Cape Fear, Nel centro del mirino, l’hanno mostrato al grande pubblico. Ha appena finito di girare Bury my heart at Wounded Knee, un telefilm della Hbo: interpreta Ulysses Grant, generale e poi presidente repubblicano.
È un tipo che ispira fiducia. Legge e ordine. Ma è anche politico vero, che conosce Washington perché ha fatto il lobbista, perché quando aveva trent’anni fu consulente della commissione d’inchiesta sul Watergate. Veniva da una famiglia umile dell’Alabama poi traslocata in Tennessee. Primo ad andare al college in otto rami dell’albero genealogico: una laurea in filosofia, una in giurisprudenza, una in scienze politiche. Un giorno andò in libreria e comprò il futuro. La coscienza di un conservatore, il libro del senatore Barry Goldwater: «Pagina dopo pagina ho capito tutto. Le idee confuse sono diventate chiare, come il rintocco di una campana in una fredda notte d’inverno». Altre notti. Una: «Era il 1968, avevo 26 anni. Lo vidi a Jackson, in Tennessee, era Ronald Reagan. Mi fece alcune domande sul pubblico, poi uscì, sorrise e fece un discorso strepitoso. Mi conquistò per tutta la vita».
Poi c’era lo studio legale. Ne aveva aperto uno a Nashville e uno a Washington: dopo l’esperienza alla commissione d’inchiesta sul Watergate, il caso della vita gli capitò nel 1977, quando nel suo ufficio entrò Marie Ragghianti. «Avvocato, il governatore del Tennessee vende le grazie per i condannati». Thompson seguì Marie, vinse la causa, costrinse alle dimissioni il governatore. Nel 1984 accettò di interpretare se stesso nel film Una donna, una storia vera che raccontava il processo e la vicenda Ragghianti. Ecco, Fred l’attore è nato così, per interpretare l’avvocato Thompson. Le scritture sono arrivate una dopo l’altra. In video non cambia: è lo stesso che nel 1994 decise di correre per il seggio da senatore lasciato vacante da Al Gore diventato vicepresidente. Partiva con venti punti di svantaggio nei sondaggi. Vinse di venti. Ha lasciato il Senato nel 2002, dopo aver perso una figlia in un incidente. S’è rimesso a studiare, è andato dentro la Right Nation. Allora ha cominciato a ripulire il pick up che aveva usato nelle due corse elettorali per il Senato. Un gruppo di amici ha cominciato a raccogliere fondi per lui: 3,5 milioni di dollari fino a ora. Sono meno di quanti se ne aspettasse e forse è per questo che non si è ancora formalmente candidato. Oppure aspetta per scelta, come ha fatto nelle altre campagne. È in corsa, comunque. Per i giornali, per il partito, per gli avversari. Mancano sedici mesi all’inizio delle primarie, c’è tempo per fare il pieno al Chevy. E il prezzo della benzina può anche scendere.