«Una legge scritta con l’odio per vendicarsi del Cavaliere»

Luca Telese

da Roma

Onorevole Gasparri, ha visto il disegno di legge di Gentiloni sull’emittenza?
«Certo. E l’ho già definito una legge-vergogna. È una farsa».
Adesso darà istruzioni per l’imitazione della Dandini e Marcorè, per Par condicio?
«Non so dove la faranno, visto che la Rai è punita da questa legge... Ma guardi che io penso che per essere imitati bisogna avere una personalità. Gentiloni purtroppo ne è del tutto sprovvisto, non credo che sia imitabile, se non... alla Fortebraccio».
Ovvero?
«Si accese un monoscopio spento, e non c’era inquadrato nessuno. Era Gentiloni».
Lei è cattivissimo...
«No, sono arrabbiato, perché questo testo sopprime spazi di libertà e mette in difficoltà le aziende nazionali. È una legge vendetta contro Silvio Berlusconi, inutile girarci intorno».
Della sua dicevano che era stata scritta ad Arcore, questa chi l’ha scritta, e dove, secondo lei?
«Non lo so, e non mi interessa. È scritta con l’odio. Ma sicuramente non l’ha scritta Gentiloni, perché conosco il suo grado di alfabetizzazione televisiva. Non è sufficientemente elevato, diciamo».
Il rimprovero più grande che fa a questo disegno di legge qual è?
«Che crea danni al sistema, e riduce gli spazi di libertà. Vede, i competitori che operano a diverso titolo nel campo dell’emittenza, della telefonia, dei servizi via cavo o in rete oggi sono sette: Wind, Vodafone, Tre, Sky, Telecom, Rai e Mediaset... Guarda caso questa legge penalizza gli unici due di cui la proprietà è, e resterà, sicuramente italiana».
C’è anche Telecom.
«Ma Telecom è sul mercato! E il fatto che ci sia, fra l’altro, è un’altra prova che il duopolio non esiste. Telecom media controlla due canali, se qualcuno vuole rilanciare La Sette e renderla competitiva tiri fuori i soldi e si rimbocchi le maniche, la mia legge lo consente. Poi c’è l’altro atto davvero liberticida».
Quale?
«L’abbassamento dei tetti pubblicitari che di fatto limita la raccolta pubblicitaria di Mediaset. Che senso ha? Dicono che serva per favorire i grandi quotidiani, ma io dubito che la pubblicità passi dalla tv alla carta stampata. Fra l’altro i grandi gruppi possono già comprare dei giornali, come dimostra l’acquisto di quella che si chiamava Rete A da parte del gruppo La Repubblica-L’Espresso».
Dicono che è un adeguamento agli standard europei.
«Mi pare davvero una sciocchezza. In primo luogo perché i parametri della Gasparri sono già modulati su quelli europei. E in secondo luogo perché lo stesso commmissario europeo ha già dichiarato che l’Europa si muove in una direzione precisa, l’abbattimento di qualunque tetto!».
Si potrebbe obiettare: ma come, lei che è stato il ministro del digitale terrestre considera un delitto il passaggio di RaiTre e Retequattro sul digitale?
«Non c’è alcuna contraddizione. Vede, se c’è il digitale per tutti, il problema non si pone, e questo era il mio progetto. Ma nel momento in cui si ritarda il passaggio al digitale al 2012, è ovvio che diventa un provvedimento punitivo».
Lei pensa che il vero parametro sia la diffusione dei decoder?
«Certo, e per questo la mia legge prevedeva degli incentivi precisi, che abbattevano i costi di installazione. Il vero problema è se la cosiddetta casalinga di Voghera può permettersi di installarlo o no. Così non può. Quindi in queste condizioni significa sottrarre opportunità a chi non ha soldi».
Anche i proprietari di decoder «piangono»?
«Non c’è dubbio che in Italia la tv commerciale abbia aumentato l’offerta di spazi e di opportunità per tutti, ricorda la rivolta contro gli oscuramenti dei pretori a danno dei canali Mediaset? Ecco, se il digitale resta come ora un appannaggio di pochi, io non capisco come si può giustificare la cancellazione di due canali che danneggia chi non ha i soldi di un canone».
Lei crede che passerà il testo, in questa forma?
«Così com’è credo proprio di no, la vedo difficile. E non solo perché è concepito principalmente per fare danno a una persona, cioè Silvio Berlusconi, ma perché per perseguire questo obiettivo tocca la libertà di tutti».
Ma lei sarebbe pronto a unirsi a qualche esponente del centrosinistra, in Parlamento, per emendarla?
«Sì, ma credo che andrà così. E cioè che in molti, nell’attuale maggioranza, voteranno con noi per difendere la libertà dei telespettatori».