Legge sui precari, governo in frenata

La proposta, vecchia di 20 giorni, era stata presentata da cinque deputati di Pdl e Lega. Brunetta: "L'intera materia andrà rivista". Si va verso un'intesa tra industriali e sindacato. Idv e Pd all'attacco

Roma - Ancora tensioni sulla vicenda dei precari. E non solo tra governo e opposizioni. Ieri il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta ha lasciato aperto uno spiraglio a modifiche della norma, inserita nella manovra, che abolisce l’assunzione a tempo indeterminato per il precario in causa con l’azienda, a cui spetterà invece un’indennità da due mensilità e mezzo a sei mensilità dell’ultima retribuzione. «Molto probabilmente l’intera materia andrà rivista e credo che il ministro Sacconi abbia la capacità e la sensibilità per farlo», ha detto il ministro Pdl. L’ipotesi di una modifica ieri si sono rafforzate quando è diventato chiaro che il governo cambierà la manovra. Ma il presidente della commissione Bilancio del Senato, Antonio Azzollini (Pdl), ha chiarito che le modifiche riguarderanno solo l’articolo 60, quello contestato dal Quirinale.

Nessun commento dal ministero del Welfare. Però una possibile soluzione, se la norma sui precari dovesse passare, potrebbe diventare quella di un avviso comune tra organizzazioni dei lavoratori e delle imprese per tamponare gli effetti del mancato reintegro.

Il mistero della paternità è stato svelato dal presidente della commissione Finanze di Montecitorio Gianfranco Conte: è un emendamento di maggioranza, di Lega e Pdl, poi recepito nel maxiemendamento del governo, ma era stato originariamente pensato per porre fine a una serie lunga di contenziosi aperti da alcuni precari delle Poste che si sono rivolti alla magistratura per essere assunti a titolo definitivo. La norma porta dunque la firma di quattro leghisti (Forcolin, Fugatti, Comaroli, Bragantini) che già l’8 luglio avevano presentato questa correzione alla manovra. Il testo era depositato venti giorni prima che esplodesse la polemica.

«Se il Parlamento ha deciso così, vuol dire che è la volontà del Parlamento», ha commentato il ministro leghista della Semplificazione, Roberto Calderoli. Bisogna aspettare però il passaggio al Senato. Secondo Paolo Romani, sottosegretario allo Sviluppo, una eventuale variazione sarebbe «difficile».

La ragione, lo spirito dell’emendamento, chiarisce Conte, era quello di «evitare un bagno di sangue alle Poste, un’azienda che è stata risanata»: i contenziosi riguardano alcune migliaia di lavoratori precari. La norma «non riguarda il futuro, ma i casi pendenti». L’emendamento «era stato pensato per le Poste - conferma al Giornale anche Maurizio Fugatti, uno dei firmatari della Lega - dove ci sono cause di chi era stato assunto per tre mesi. Sono perplesso che questa polemica nasca una settimana dopo l’approvazione della manovra».

Con questa norma il governo «istituzionalizza la precarietà, che riguarda milioni di persone», critica Pier Ferdinando Casini, che propone di «lavorare unitariamente per modificare la norma e limitarne i dannosi effetti». Lo stop al reintegro non riguarda il futuro, ma solo le cause pendenti, ha precisato comunque anche il ministero del Welfare. Duro anche il capogruppo di Italia dei Valori Massimo Donadi: «Altro che politiche di sinistra! Questo è il governo dei falchi di Confindustria che lascia i giovani precari senza speranza».