LA LEGGE DEL TACCHINO

«Adesso arrestateci tutti», gridano i mastelliani mentre Silvio Berlusconi fa una diagnosi terminale: il governo è di fatto morto. Ma è davvero così? Lo abbiamo previsto (sbagliando per ottimismo) e sperato (moralmente e politicamente) troppe volte. Prodi è come quel pupazzo di gomma sempre in piedi per quanti pugni prenda sul naso. E ne ha presi, in soli cinque giorni: lo tsunami della munnezza, i littoriali islamicomunisti alla Sapienza, l’indagine su un ministro e la sua famiglia con decapitazione del suo partito di governo, mentre tutta l’Italia ride per non piangere andando su «Youtube» dove si assiste al penoso avanspettacolo di un magistrato macchietta.
Il governo divorato dalle termiti scricchiola, vacilla ma, come l’omino di gomma, resta in piedi. Certo è che nessun governo ha mai fatto orrore ai suoi stessi sostenitori che lo definiscono, davanti a un caffè o in ascensore, «il più schifoso governo della Repubblica italiana, anzi della storia d’Italia». Tutto vero, ma il governo, sia pur perdendo pezzi, ancora non cade. Prodi assume gli interim della Giustizia e Mastella rilancia: per restare in maggioranza chiede che tutti i partiti della coalizione approvino non soltanto il suo documento sulla Giustizia ma anche il suo discorso alla Camera, operazione impossibile per Di Pietro e rifondaroli. Dunque, la crisi: come potrebbe Di Pietro approvare ciò che ha condannato senza mezzi termini?
Se Prodi vuole «passà ’a nuttata» deve ottenere che Di Pietro firmi una carta di totale solidarietà con il Mastella inquisito e non come relatore sullo stato della giustizia. Di Pietro dice che non lo farà mai, ma uno dei due deve cedere, se non vogliono crollare insieme perché sopra la morale di questo governo fa premio la nota legge del tacchino, secondo cui nessuno è contento di finire al forno con le patate e cerca di evitarlo con ogni mezzo in barba ai principi sbandierati. Prodi finora ha dimostrato di essere un tacchino da esposizione, quanto a sopravvivenza, ma il caso Mastella è ora una questione di vita o di morte e qualcuno deve perdere la faccia, o la sedia, o entrambe.
Prodi sa, e con lui i suoi ministri, che se cade, il suo governo dovrà passare la mano ad altro esecutivo poco più che stagionale che aprirà le urne, il vero forno per i tacchini. Morale: se esiste ancora un’ombra di decenza in quel gabinetto di rara indecenza, allora Di Pietro dovrebbe dire di no e Mastella dovrebbe tirare le somme facendo cadere Prodi. Ma voi potete vedere da soli di quale reputazione goda la decenza a Palazzo Chigi e dintorni.