La «legge della terra» che consegnò la Palestina agli ebrei

Caro Granzotto,
mi permetta una precisazione, a proposito del suo articolo «Così cominciò nel 1948 la guerra contro Israele». Nel riportare, giustamente, l’origine del problema mediorientale alla Grande Guerra, va anche ricordato che quei 600mila ebrei di cui parla erano arrivati in Palestina a seguito di un’immigrazione selvaggia e illegale che la stessa Inghilterra tentò invano di frenare. E che questi ebrei, piombati in terra straniera, si affrettarono a comportarsi da padroni in casa d’altri, costituendo una milizia («Haganah») e un gruppo terroristico («Irgun Zvai Leumi») per stroncare la resistenza locale. Interessante notare, tra l’altro, che il manifesto di quest’ultimo gruppo prevedeva la costituzione di uno Stato ebraico che comprendesse, oltre all’attuale Israele, anche l’intera Giordania. Logico, quindi, che gli arabi, durante la Seconda guerra mondiale, simpatizzassero per Hitler - nemico dei loro invasori - trovandosi così, nel 1948, dalla parte dei perdenti, «puniti» con il riconoscimento dello Stato d’Israele, con le conseguenze che conosciamo.
Fonte: Universale Garzanti allegata - due anni fa - al Giornale.


Per scopi facilmente immaginabili si è sempre indotta l’opinione pubblica a credere che l’insediamento degli ebrei in Palestina sia faccenda recente e, sotto molti punti di vista, proditoria. Ma lei sa bene, caro Buscaglino Strambio, che così non è. Da secoli Gerusalemme, Safad, Tiberiade e Hebron ospitavano comunità di ebrei che sempre poco ebbero da temere, anche dopo l’occupazione ottomana della Palestina. Solo un centinaio d’anni più avanti la Sublime Porta cambiò atteggiamento dando loro robusto filo da torcere, tant’è che attorno al 1830 ne restavano, tassati e angariati, meno di seimila. Fu la guerra di Crimea, per noi solo un episodio dell’epopea risorgimentale, ma in realtà il conflitto che mutò per molti versi il corso della Storia, a permettere che la morsa ottomano-islamica si allentasse e ciò grazie alle pressioni dell’Inghilterra sull’alleata Turchia affinché non solo cessasse di vessare gli ebrei, ma favorisse un incremento della loro presenza in Palestina. Come prima, concreta dimostrazione di buona volontà Ankara consentì dunque a sir Moses Montefiore, un ricco finanziere inglese di origine italiana, di acquistare terreni nei pressi di Gerusalemme e di Jaffa. Primo passo verso quella «Legge sulla terra» che avrebbe poi consentito anche agli ebrei di acquistare terreni entro i confini dell’impero ottomano. Premesso che la maggior parte della terra in vendita era di proprietà di ricchi arabi che vivevano a Damasco o Beirut, comprarli non era facile. Bisognava affrontare una burocrazia puntigliosa e soffocante, ottenere il beneplacito dei locali pascià, risolvere, in mancanza di un pubblico registro immobiliare, intricati problemi relativi ai diritti di proprietà. Tuttavia per aggirare gli ostacoli c’era sempre la scappatoia del bakscisc, la bustarella, che con i funzionari turchi conseguiva effetti miracolosi.
Anche con le sue limitazioni la «legge sulla terra» diede l’avvio a immigrazioni su larga scala che tra il 1882 e il 1902 prima, il 1905 e il 1914 poi, portarono decine e decine di migliaia di ebrei a stabilirsi in Palestina (tra quelli della seconda ondata c’era il ventenne David Grün, un polacco che avrebbe poi cambiato il nome in David Ben Gurion). Infine, per i fatti che non mi pare sia necessario ricordare, tra il 1932 e il 1939 si verificò la terza grande ondata migratoria osteggiata sia dagli arabi che vi fecero fronte con quella che venne chiamata la Grande Rivolta, sia dagli inglesi i quali, sperando di porvi fine, stabilirono forti limitazioni sia all’immigrazione (è noto, grazie a un film di successo, la vicenda dell’Exodus) sia all’acquisto di terreni da parte di ebrei. È certo, e qui veniamo alla Garzantina e alla sua vulgata, che violando le disposizioni britanniche, negli ultimissimi tempi e per una sua infima quota l’immigrazione può essere definita «illegale», ma sostenere che fu anche «selvaggia» mi sembra proprio esagerato. Indignarsi poi perché al fine di difendersi i coloni si siano organizzati in milizie armate rispondendo colpo su colpo e con gli stessi metodi ad azioni militari e terroristiche, mi pare grandemente ipocrita. In quanto al nazismo, gli arabi non simpatizzarono certo per Hitler come reazione alla «occupazione» ebraica delle terre che avevano loro venduto. Ma perché, questa è la mia impressione, piacevano loro i metodi spicci de Führer. Le dirò di più, caro Buscaglino Strambio: stando alle cronache tutto lascia pensare che ne siano ancora affascinati.
Paolo Granzotto