Legge urbanistica, per l’Unione buono solo il cemento di sinistra

Marcello Chirico

Deve ancora approdare in aula ma la bagarre politica si è già scatenata. Soprattutto nell’Unione, che ha pronti 800 emendamenti per bloccarne l’approvazione. L’oggetto è il nuovo progetto di legge urbanistico predisposto dalla giunta lombarda e in attesa del via libera dal consiglio (il dibattito doveva partire ieri, ma è slittato al 13 giugno causa impossibilità di essere presenti in aula da parte di molti consiglieri impegnati con la campagna elettorale). Una legge che uniforma la Lombardia al Testo Unico nazionale, la pone all’avanguardia in fatto di normative urbanistiche e - ed è il punto che la sinistra non riesce a metabolizzare (ma altro non è che l’adeguamento ad una norma approvata nel 2001 dal governo Amato) - prevede di portare da 5 a 3 gli anni di salvaguardia del territorio da interventi edilizi. Soprattutto su un’area su cui si concentrano le attenzioni dell’Unione: quella monzese della Cascinazza, dove da 42 anni (praticamente da quando venne resa edificabile) un progetto per la costruzione di alloggi per 388mila metri cubi attende il fatidico via libera. Si badi bene: dopo regolare convenzione nel ’64 per una cubatura di molto superiore al milione e 800mila metri cubi stipulata dai precedenti proprietari e successivo acquisto, nel ’71, dei 725mila metri quadri di terreno. Cosa c’è che non va? Il nome dell’imprenditore che dovrà realizzare quel progetto, che di nome fa Paolo e di cognome Berlusconi. Sì, il fratello dell’ex premier.
Da qui l’alzata di scudi dell’Unione, pronta a dar battaglia al Pirellone e già in trincea a Monza col sindaco Michele Faglia, il quale - dopo volantinaggi in prima persona davanti al Palazzo della Regione e prese di posizione varie - ha scritto al governatore Formigoni una lettera in cui chiede di bloccare la legge «altrimenti - scrive - dimostrerà di essere succube di Berlusconi e degli interessi di chi vuol mettere le mani su un’area protetta». Uno spirito ambientalista, quello professato dal primo cittadino brianteo, che si scontra però con gli oltre 300mila metri cubi di cemento realizzati nell’ultimo quadriennio dall’attuale giunta ulivista. Progetti talvolta bloccati pure dal Consiglio di Stato per irregolarità amministrative, come quello di piazza Trento e Trieste dove proprio dentro un’area verde del centro storico si sta scavando un enorme parcheggio sotterraneo (con appalto concesso a quel Gavio già sufficientemente «tutelato» dalla Provincia di Milano). «Qui a Monza è stato cementificato il possibile e l’impossibile - denuncia il capogruppo monzese di An, Dario Allevi -, un vero inno al mattone e alle motoseghe. Degli alberi ci si è dimenticati quando si è trattato di approvare i piani di lottizzazione delle Coop rosse, ma adesso si passa all’attacco strumentale solo perché il cognome Berlusconi non è gradito. Davvero una lezione ambientalista fuori luogo». «Soltanto in oneri di urbanizzazione la giunta Faglia ha incassato l’80% in più della precedente, tanto per dare idea di quanto si è cementificato» aggiunge Fabio Saldini, responsabile delle politiche urbanistiche di Fi.
Dalla Regione, Formigoni smussa le polemiche dicendo che «in Regione si lavora nell’ottica del bene comune, affinché il territorio possa essere usato per valorizzare la libertà e la creatività di ciascuno». Ma l’assessore all’urbanistica, Davide Boni, è più diretto: «Qui non si fanno favori a nessuno, nemmeno a Berlusconi che è un cittadino come gli altri e non gli si può precludere tutto solo per il suo cognome. Mi risulta che a Monza, in questi anni, si sia cementificato in abbondanza ma la Regione non ha mai messo becco sulle decisioni di quell’amministrazione, cosa che sta facendo invece il sindaco Faglia sulle decisioni regionali, uscendo così dal proprio ruolo istituzionale. Deve essere chiaro che qui al Pirellone non ci sono delinquenti che lavorano per favorire qualcuno». Appuntamento in consiglio al 13 giugno per la resa dei conti.