La "legge del vaffa" fa litigare Bertinotti e Di Pietro

Milano - Litigano anche tra di loro, i membri di quella casta a cui il popolo grilliano ha spedito un’enorme V dalle piazze del V-Day, insieme a 300mila firme per una legge che escluderebbe dal Parlamento 181 eletti. Quella bozza non è una novità, reclama amareggiato Antonio Di Pietro - uno dei firmatari del documento - anche se Bertinotti sembra accorgersene solo ora. «Mi ha fatto male sentire il presidente della Camera che dice di condividere la proposta di Grillo di non candidare i condannati. Ma come? Se io gli scrivo tutte le settimane per chiedere di mettere all’ordine del giorno il provvedimento che ho firmato cinque anni fa e lui non mi ha mai risposto...», lamenta il ministro delle Infrastrutture. Strano, perchè invece Fausto Bertinotti cade dalle nuvole: «Il ministro Di Pietro ha perso il senso della misura continuando ad attaccare la presidenza della Camera per una presunta omissione - scrive Bertinotti -. Non ho mai ricevuto nessuna sua richiesta di avviare percorsi legislativi sulla ineleggibilità dei parlamentari».

L’ex magistrato però ha un timore, che la proposta sarà sì messa in discussione in Parlamento ma solo «per renderla inutilizzabile», perchè «nella legge sarà scritto: “Non possono essere candidati i condannati, ad eccezione di...”». Il leader di An Gianfranco Fini spiega invece, parlando ai dirigenti del partito, che il grillismo non va sopravvalutato, ma che c’è senza dubbio «un malessere profondo e diffuso nel Paese che possiamo e dobbiamo intercettare».

Il comico intanto celebra il suo successo sul blog, con un post che riceve nel giro di poche ore più di 1800 commenti: «Il milione di persone che è sceso in piazza, in modo composto, senza bandiere, senza il più piccolo incidente - scrive Grillo - dovrebbe essere ringraziato. È la valvola di sfogo di una pentola a pressione che potrebbe scoppiare».

Il comico genovese spiega che nelle piazze si sono raccolte un milione di persone e «solo» 300mila firme per la proposta di legge, «perchè erano finiti i moduli». Una bozza che però viene bocciata da molti, compreso il «collega» Daniele Luttazzi che si augura che Grillo non faccia la fine di Benigni, «a declamare Dante in braccio a Mastella».

I sondaggi sembrano però dar ragione a Grillo. Una rilevazione pubblicata da Repubblica.it dice che per il 23% degli italiani il comico dovrebbe entrare in politica fondando un nuovo partito, anche se la maggioranza degli intervistati, il 64%, preferirebbe che Grillo continuasse a influenzare la politica dall’esterno. Un altro sondaggio, di SkyTg24, dice invece che il 34% delle persone vorrebbe il comico addirittura a Palazzo Chigi.