Legge violata, clandestini senza controllo

(...) È necessario trovare qualche strumento di controllo sugli extracomunitari che vengono accolti e «stipendiati» dall’Italia. La prima a sollevare la questione, ancora una volta, è un’esponente della maggioranza di centrosinistra in regione. Maruska Piredda, dell’Idv, ricorda che «l'Italia si è impegnata ad accogliere 25 mila profughi che, oltre a dover rispondere al requisito di rifugiati, non possono avere reati alle spalle. Mi domando, però: chi fa i controlli sul passato di questi migranti? Chi garantisce sulla loro integrità morale e sulla loro fedina penale?» La dipietrista punta l’indice verso il ministro dell’Interno Roberto Maroni che «può e deve dare risposte in tal senso e chiedere al governo tunisino un maggiore controllo sui flussi in uscita dal paese». Ma è significativo che il problema sia ormai sentito da tutti. In particolare, proprio la nazionalità del giovane che ha violentato due donne a Lavagna ripropone la questione dello status di rifugiato, di «profugo» che viene estesa a chiunque arrivi in Italia clandestinamente con i barconi della disperazione. Il bruto arrestato a Chiavari non era infatti in fuga dalla Libia sconvolta dalla guerra o dalla vicina Tunisia. Eppure ha ottenuto lo stesso trattamento umanitario.
Ieri l’uomo è stato ascoltato dal giudice per le indagini preliminari. La vittima della seconda aggressione lo ha riconosciuto e il gip ha convalidato il suo arresto. Resterà in cella in attesa del processo. Ma l’allarme che cresce per i reati commessi in particolar modo dagli stranieri riporta d’attualità il problema di una struttura dove tenere sotto osservazione i clandestini in attesa di rimpatrio. Il «vecchio» problema del centro di identificazione ed espulsione (il «Cie) viene rilanciato da Gianni Plinio, responsabile Sicurezza del Pdl ligure, che parte proprio dal nuovo e grave fatto di cronaca nera.
«È giunta l'ora di dotare la Liguria di un Cie - interviene - Tanto più utile a fronte di gravi reati commessi da immigrati come il tentato stupro di Lavagna». Ma l’esponente azzurro indica chiaramente le responsabilità politiche di questa mancanza. «Gravi le colpe della giunta regionale di sinistra che ha ripetutamente bocciato le richieste del Pdl e del centrodestra - insiste Plinio - Si fa osservare che in Liguria si registra una inquietante escalation di reati legati alla clandestinità (fra il 60 ed il 280 per cento in più secondo la relazione inaugurale dell'anno giudiziario) e picchi assai elevati di reati da parte di minori extracomunitari oltre al fatto che il 54 per cento dei detenuti nelle nostre carceri è straniero». Una situazione che va affrontata anche con interventi di prevenzione. Le forze dell’ordine che durante i controlli del territorio fermano clandestini e immigrati con decreto di espulsione spesso non sono in grado di applicare la legge perché non possono trattenere gli stranieri. Altre regioni, rispettando la normativa Bossi-Fini (ma anche quella persino più rigida introdotta da Giorgio Napolitano e Livia Turco), hanno realizzato i centri di identificazione, dove i fermati possono essere trattenuti in attesa di rimpatrio.
In Liguria però, per l’appunto, la Regione ha sempre negato e ostacolato il rispetto della legge per compiacere l’estrema sinistra che garantisce la stampella politica a Claudio Burlando. «Una cosa è certa - chiosa Plinio - Il buonismo dei vari Burlando e Rambaudi mette a rischio la sicurezza dei liguri».