Legge Volkswagen, è scontro Ue-Berlino

Bruxelles boccia le modifiche apportate dal governo. Alla Bassa Sassonia resta la minoranza di blocco. Il caso alla Corte di giustizia

da Milano

È scontro sulle modifiche portate dal governo tedesco alla «Legge Volkswagen», introdotta nel 1960 per regolamentare la gestione societaria della casa automobilistica di Wolfsburg. La nuova versione della normativa, che garantisce alla Bassa Sassonia la minoranza di blocco nel capitale del gruppo, è stata bocciata dalla Commissione Ue.
Da qui la prospettiva che la patata bollente torni nelle mani della Corte europea di giustizia «se - come spiegato dal commissario al Mercato interno, Charlie McCreevy - non ci saranno cambiamenti». «Nel mercato unico - ha aggiunto McCreevy - non ci può essere spazio per diritti speciali, come la minoranza di blocco a favore del Land della Bassa Sassonia, che violano il principio della libera circolazione dei capitali e quello della libertà di stabilimento».
Nei piani del governo di Berlino, invece, è chiara la volontà «di mantenere per quanto possibile la “Legge Volkswagen” esistente e abolire solo le disposizioni dichiarate contrarie al diritto europeo», ha replicato il ministro della Giustizia tedesco, Brigitte Zypries. Scontenta della piega che la vicenda sta prendendo è anche Porsche: l’azionista di Volkswagen con il 31%, pronto a crescere oltre il 50%, ha infatti deciso di passare alle carte bollate. L’azione di Porsche va contro il rifiuto della stessa Volkswagen di cambiare lo statuto del gruppo, che limita i diritti di voto ai singoli azionisti al 20% e garantisce, di fatto, alla Bassa Sassonia il diritto di veto (il Land è deciso a sbarrare la strada alla casa di auto sportive per evitare prevedibili pesanti conseguenze sull’occupazione). Porsche, che sta combattendo una battaglia nei tribunali per abbassare la soglia della maggioranza dall’80% al 75%, ritiene invece che il blocco di minoranza del 20% violi il diritto europeo.
In autunno la Corte europea di giustizia aveva condannato la Germania ad abrogare la «Legge Volkswagen», che protegge da quasi 50 anni il costruttore dalle scalate ostili. Già all’inizio di aprile, tra l’altro, Bruxelles aveva giudicato insufficienti le modifiche alla norma apportate da Berlino in seguito alla condanna della Corte europea di giustizia.
La Commissione Ue aveva sottolineato che il progetto di legge in fase di preparazione non prendeva in considerazione tutti i rilievi mossi, in particolare quelli riguardanti la minoranza di blocco del 20% dei diritti di voto, detenuta appunto dalla Bassa Sassonia.
La nuova versione prevede ancora questa minoranza di blocco (che nel caso dello Stato regionale è accompagnata anche da un diritto di veto), mentre è stata eliminata la norma - criticata da Bruxelles - che limitava al 20% il diritto di voto di ciascun azionista, così come è stata abolita la norma che dava alla Bassa Sassonia due rappresentanti nel Consiglio di sorveglianza della Volkswagen.