La legge vuole il lager a tre stelle

So che parte dei giornali locali giudicheranno questa lettera non politically correct e quindi non la pubblicheranno, ma ritengo giusto comunque dire quello che cittadini attenti alla res publica hanno sotto gli occhi e toccano con mano ogni giorno: starà poi alla coscienza dei direttori o dei capi redattori prendersi la responsabilità morale di buttarla nel cestino.
Continua la battaglia verbale e soprattutto politica sul centro e sui centri di temporanea accoglienza per immigrati: il fatto che siano previsti e anzi voluti dalla legge non ha evidentemente significato alcuno per chi li avversa, poiché mai come in questi anni non più di piombo ma di fango il concetto di leggi e del rispetto delle stesse ha raggiunto il minimo storico. Rispettare le leggi della nostra Repubblica è divenuto un optional, spregiarle e spesso sbeffeggiarle è la regola purtroppo da molti seguita nella totale impunità!
Ci siamo dimenticati tutti, a Genova, di come è cominciato il terzo Millennio: con l’assassinio nella notte di Capodanno di un ragazzo genovese, colpevole di aver voluto festeggiare in allegria, da parte di un marocchino minorenne che oggi è libero come l’aria e si spera (si fa per dire) sia andato a far danno altrove! Per non parlare dei continui episodi di cronaca nera in cui, se la matematica non è un’opinione, i «pochi» extracomunitari presenti nel nostro paese fanno la parte del leone. Ora «va di moda» lo stupro, meglio se di gruppo, meglio se su minorenni, meglio se con pestaggio a sangue del partner: ma non si disdegna neppure l’omicidio.
E noi, eredi dei più grandi e famosi giuristi dell’antichità, che viviamo nella patria del diritto, assistiamo impotenti e forse quasi indifferenti tanto ormai questa violenza d’importazione è divenuta quotidianità. Non accetto che il mio sindaco dichiari ai giornali che «non c’è alcuna connessione fra sicurezza pubblica ed immigrazione».
Ma dove vive, signor sindaco? Dobbiamo augurarci, perché certi personaggi superpoliticizzati e con i paraocchi prendano atto della realtà, che quella stessa violenza che tanti innocenti colpisce tocchi le loro case, gli esseri a loro cari, le loro figlie e nipoti?
Dobbiamo consigliare alle nostre ragazze e adolescenti di uscire armate oppure di barricarsi in casa come ai tempi delle invasioni barbariche?
Il fazioso discorso che rispolvera ogni volta l’enunciato che «non tutti gli immigrati sono delinquenti ecc.» non attacca più: non è della parte sana dell’immigrazione che si fa questione, ma di quella delinquente!
Perché nessun giornalista promuove un’inchiesta sulle percentuali di immigrati nelle carceri genovesi?
Quando proprio non si sa più cosa dire, si scarica la responsabilità sulle forze dell’ordine che «non fanno abbastanza».
E in questo gioco a scaricabarile a rimetterci è sempre il più debole, il più indifeso, con buona pace di tutte le varie associazioni di cosidetto volontariato che non sanno neppure di che cosa parlano.
Intanto, ogni sera, io tremo pensando che la mia nipotina di diciotto anni è andata a prendere un gelato col suo ragazzo.
Ultima riflessione: se tante «anime belle» sapessero veramente come vivono e in quali condizioni molti immigrati onesti, non penserebbero più al Cpt come a un lager, ma come un hotel a tre stelle!
Cavaliere al merito
della Repubblica italiana