La leggenda dietro l’angolo

C’è una storia che incontra la favola e vale il racconto. È quella della Milano segreta, una città che fugge via precipitosa come lo sguardo frettoloso di chi l’attraversa, regolarmente di corsa. Perché Milano è una città fast-food, divorata in un baleno da chi la usa, la consuma, si serve di ciò che offre e la guarda distrattamente, come si farebbe con la donna che ti fa innamorare solo se la conosci a fondo, perché non brilla fascino a prima vista.È questa, «Milano Segreta» (Newton Compton, pp.524, 25 euro), vista dagli occhi e dalla penna di Francesca Belotti e Gian Luca Margheriti, che a metà tra storia e leggenda, tra quotidianità e passato, svelano la metropoli attraverso sfaccettature e dettagli. Particolari che normalmente sfuggono e magicamente tornano alla mente e nello sguardo di chi sfoglia quelle pagine. Il palazzo che non ti aspetti è al 3 di Porta Romana, ad esempio. Si dice che vi abitasse Satana. Eppure nessuno ha mai temuto passando sotto le finestre degli Acerbi. Il marchese Ludovico, origini ferraresi ma milanese di adozione è il Lucifero alla milanese. Visse nel Seicento, era dirimpettaio di casa Annoni, anch’essi nobili, anch’essi danarosi. Ebbene Acerbi ebbe sempre la massima cura nel gusto della casa che abbellì continuamente. Punti nell’onore, gli Annoni raccolsero la sfida che presto si trasformò in una gara dello sfarzo. Un’offesa per la borghesia milanese, tutt’altro che avvezza allo sperpero. Finì che scoppiò la peste e i nobili scapparono da Milano. Tutti tranne gli Acerbi che, in quei tragici anni in cui morivano anche mille persone al giorno, organizzavano lussuose feste al 3 di Porta Romana. Si dice che chi passava di là sentisse voci, musica e schiamazzi. Nonostante l’epidemia. Debellato il contagio, Milano perse molti concittadini, ma a casa Acerbi non uno fu contagiato. Mentre Milano moriva, Satana se la spassava. E da allora ci si convinse che Satana abitasse al 3 di Porta Romana.
Ma i palazzi del destino sono tanti e la città che esce da queste pagine è il racconto di chi la vive da decenni, di chi ne tratteggia il quartiere da quando risuonava il milanese ad oggi che parla arabo. È la storia del Giambellino e del Cerutti Gino che chiamavan «Drago». Se n’è andato anche lui... È arrivato Ahmed e tanti altri che hanno spogliato l’antica paesanità stendendo il velo dell’attuale multirazzialità, il melting pot in cui sotto la Madonnina si sogna di sentirsi un po’ come a New York. Milano segreta è quella che s’incrocia a mezza via tra storia e leggenda: quella che c’era e quella forse che non c’è mai stata. Favole note, come quella della scrofa semilanuta, lo strano animale mitico e mitologico, che non si credeva esistere in terra. Storia dei Celti e di Belloveso, cui gli dei predissero di fondare una città solo dove avesse trovato quella scrofa. Storia di un condottiero che la individuò quando pensava a una scusa per giustificare la rinuncia.
C’è la Milano di oggi, quella che per caso è rimasta come ieri. Quella del tabaccaio alla Darsena che continua a intrattenere i clienti con le sue storie. Tappe di una città che era e, a grandi passi, si dissolve. Perché c’è il sogno non americano ma meneghino, c’è l’immaginazione e c’è una realtà sorprendente, quella di una città che cambia a mille all’ora, quella di uno ieri che non è più eguale a oggi anche se sono passate solo 24 ore. «Milano segreta» è anche un viaggio con la mente, come quello verso il panettone. Era il 3 febbraio quando una donna si recò da frate Desiderio per ritirare il dolce che gli aveva consegnato a Natale per ottenerne una benedizione. L’indaffarato fraticello l’aveva rinviata per troppi impegni poi, affamato, boccone dopo boccone, lo mangiò tutto. Quando la donna se ne ricordò e lo rivolle, il frate era disperato: non sapeva come giustificarsi, ma all’improvviso scoprì che nella scatola ne era miracolosamente comparso un altro più grande e più bello. Da allora, il 3 febbraio Milano mangia il panettone risparmiato a Natale... Un’usanza come tante, mangiate senza conoscerne l’origine. Come Milano consumata da fast food. Come quella donna che devi conoscerla, se vuoi amarla.