La leggenda del dirottatore fantasma

Nel ’71 sequestrò un aereo in volo: 200mila dollari il riscatto. Fuggì con un paracadute e da allora l’Fbi gli dà la caccia. Oggi una nuova pista

Ad Ariel il giorno del ringraziamento è molto di più di un tacchino nel piatto. È una rivincita contro il destino. È specchiarsi nell'uomo che ce l'ha fatta, quello che è riuscito a gabbare l'America, quello che disegna un colpo audace e perfetto e poi scompare nel nulla. Da oltre trent’anni decine di ammiratori si danno appuntamento alla solita taverna del paese per brindare alla salute di D.B. Cooper. Il suo nome è leggenda. È il ladro, il dirottatore, il misterioso signore in giacca e cravatta che ha gabbato, ingannato, sconfitto l'orgoglio e la stima del Fbi. È una ferita aperta. Ora i federali vogliono cancellare quella macchia e dare un volto a D.B. Cooper.
Era un giorno del 1971 e un uomo lascia cadere un foglietto di carta nella tasca di una hostess. Lei le aveva appena servito bourbon e soda. L'aereo viaggia verso Seattle. È un Boeing 727, volo 305 della Northwest Orient Airlines. La ragazza aspetta a leggerlo, crede che sia l'ultimo messaggio del solito maschio che ci prova. L'uomo la strattona e dice: «Signorina lo legga». Poche parole: «Questo è un dirottamento e qui ho un bomba pronta da far esplodere». Bum. Il cuore di Florence Schaffner non smette di battere. Lui le fa posto, è calmo, distinto, un completo scuro, nodo perfetto alla cravatta nera. Insospettabile fino ad un istante prima. Ma l’innesco è partito, il copione va rispettato. «Quando atterreremo a Seattle voglio 200mila dollari in biglietti da 20 e quattro paracaduti. Più rifornimento di carburante per proseguire il volo». Non una mossa falsa, non una parola, nessun grido d’aiuto. Nessun allarme. Altrimenti salta tutto. È la regola.
L’annuncio del pilota arriva dall’altoparlante dopo pochi minuti: «Causa problemi tecnici il volo impiegherà più tempo del previsto». Nessuna paura, nessun sospetto. Una mossa astuta. «I passeggeri se lo ricordano appena quel giorno, perché non avevano capito quello che stava succedendo. Per questo l’identificazione di Cooper è sempre stata complicatissima».
Skipp Porteous è il detective dell’agenzia Sherlock Investigation di New York che da anni dà la caccia a Cooper. Come un’ossessione, una questione di principio. Skipp ha schedato più di mille sospetti. Ha controllato i loro alibi, confrontato l’identikit, fatto l’esame del Dna e oggi è pronto a riaprire il caso. C’è un nome, fisionomia che combacia, coincidenze che ritornano. Kenny Chrustuabsen è il nome nuovo. «Un anno esatto dopo il sequestro si è comprato una casa a Bonney Lake, nello Stato di Washington ha lavorato come meccanico e come capo cabina per la compagnia Northwest Airlaine che spiegherebbe la sua conoscenza dell’aereo sequestrato. E soprattutto è stato paracadutista nell’esercito».
L’obiettivo del Fbi e dell’agente Porteous è dare un taglio alla leggenda. Basta un nome e l’onore federale è salvo. Otto Larsen, sociologo dell’Università di Washington, spiega il fascino di questo Fantomas moderno: «È l’incredibile trionfo dell’uomo contro la macchina investigativa più potente del mondo». Nel frattempo il business si è ingegnato, le magliette con il suo identikit sono tra gli oggetti più venduti online, sono stati scritti libri, storie, racconti, film, cacciatori di taglie che per anni hanno cercato di aggiudicarsi la ricompensa. Poi sono arrivati gli emuli del grande gesto. Gente come McCoy Jr o John List, che non hanno avuto la stessa fortuna. Catturati pochi giorni dopo. Nel 1980 un bambino ha trovato sulle sponde del fiume Columbia 5.800 dollari in biglietti da 20. Qualcuno dice che sono quelli di Cooper. Un mistero nel mistero. Fbi aveva chiuso il caso dicendo: «Morto dopo essersi lanciato dall’aereo». Ora ricomincia la caccia. E come allora c’è una sola certezza. Quel 24 novembre 1971 un uomo si paracadutò dal boeing. Un salto nel vuoto: 3mila metri sotto foresta e fiumi. A terra nessuna traccia, niente corpo, niente paracadute, solo un mistero.